Dipiazza: garanzie sulla Ferriera o interverrò

Dopo che la Lucchini l’altro giorno è scesa a Trieste coi suoi più alti vertici per rendere esplicita a tutti i livelli la propria posizione qualcuno dice «ormai il tempo è scaduto» e qualcun altro accoglie: «Diamoci tempo e ordine». Intanto, mentre in sede di conferenza stampa il vicepresidente operativo della società, Giovanni Gillerio, ha affermato - citando il fatto che la sostenibilità economica dell’azienda si proietta non oltre il 2015, «poi ci vuole o un acquirente o uno scatto di fantasia» - che un rilancio della centrale elettrica sarebbe possibile se a Trieste si realizza il gassificatore, ma che non sarà la Lucchini a gestire questa attività, e che la Ferriera movimenta molte tonnellate via mare, ma non è interessata alla piattaforma logistica portuale («lì non siamo a casa nostra»), i sindacati ricevuti al mattino hanno ricavato un’impressione diversa.


Riferisce Franco Belci (Cgil): «Ci è stato detto che la banchina portuale è un’attività significativa, e che in quella direzione si può pensare a uno sviluppo». Ma questi sono gli interrogativi sul futuro più lontano. Intanto il sindaco Roberto Dipiazza, sollecitato dalla Regione a voler conciliare salute e lavoro, non si sposta: «I dati Arpa di settembre dicono 2,2 nanogrammi di benzoapirene come media a Servola, cioé il 120 per cento del limite: come conciliare, se ci vogliono quattro anni perché l’azienda si metta in regola secondo le prescrizioni del magistrato, ancora non adottate? Questo è un trabocchetto: promesse di adeguamento, e chi ti vede più. Che cosa dirò il 30, all’autorizzazione integrata ambientale? Chiederò come la Lucchini intende risolvere nell’immediato i 2,2 nanogrammi, e deciderò la mia posizione a seconda della risposta. Comunque, quando concedi la patente, come lo controlli poi?».


Dipiazza ha scritto al direttore dell’Azienda sanitaria, Franco Rotelli, per un ultimo parere, e attende posta. L’assessore regionale al Lavoro, Roberto Cosolini, è del partito dell’«ordine e attesa». «Ci sono stati sforamenti pesanti, sono seguite indicazioni da Procura e Azienda sanitaria, rendiamo omogenea la rete di monitoraggio (come sta avvenendo), aspettiamo l’esito, e affidiamoci al tavolo unico regionale: lì si vedranno i risultati oggettivi, senza fughe in avanti». Ai sindacati, ricorda invece Belci, è stata prospettata dopo il 2015 una riduzione di attività («dunque ci vorranno pensionamenti»). «L’azienda afferma che il pm Frezza, posizionando due nuove centraline, ha dato due mesi di respiro, il risultato si avrà a fine dicembre, comunque se il sindaco di allarma per i 2,2 nanogrammi di benzoapirene io penso che si può lavorare per farli rientrare nei limiti, il problema è che per i lavoratori non c’è un limite di soglia, abbiamo chiesto e ottenuto monitoraggi periodici». Belci vuole che il tavolo regionale sia presidiato dall’assessore: «Altrimenti proseguono carteggi a due che escludono gli altri e creano solo confusione».


L’accenno è alla comunicazione Azienda sanitaria-sindaco riferita in consiglio comunale e relativa ai tempi prevedibili per una verifica totale dei dati ambientali una volta completati i prescritti lavori si ristrutturazione interna (cokeria, ecc.). Si citava il 2011, aggiungendo che nel frattempo il monitoraggio sarebbe stato costante. «Il presidente Gillerio ha detto una cosa sacrosanta - commenta Roberto Decarli (Cittadini), che ha notato un miglioramento della situazione da quando in Lucchini è entrata la russa Severstal - e cioé che la siderurugia è invasiva sul territorio, e va resa compatibile: è la chiave di tutto. Ma si è dovuto prendere la Lucchini per i capelli affinché lo riconoscesse. Abbiamo ora bisogno di dati completi, sovrapponibili, certi e confermati, perché ora e dopo tanto tempo - conclude Decarli - non abbiamo proprio niente: né dati certi né garanzie di reimpiego dei lavoratori». Non si fida invece Fabio Omero (Ds): «Ho perso fiducia nella Lucchini - spiega -, e ho rammarico che Arvedi si sia ritirato, a differenza del sindaco penso che con buone tecnologie l’industria possa ancora convivere con la città, fatta salva la salute. Alternative non ce ne sono: recuperiamo Arvedi e si salvi capra e cavoli. Altrimenti avremo sì la chiusura della Ferriera, ma per esaurimento...».


Di parere contrario Alessia Rosolen (An) che imputa alla Regione una «grande assenza» e aggiunge: «I lavoratori e l’indotto sono l’unico vincolo che la città ha con la Ferriera, lo stabilimento non può restare nell’abitato neanche con lavori per la messa in regola, gli operai mi raccontano di 32 forni per turno anziché i normali 24 per aumentare la produttività, per questo esce più inquinamento. La firma il 30? Con questi dati non si può dare».


La Lega Nord, reduce da un incontro con gli abitanti, tuona (anche in nome di accordi elettorali): «La Ferriera deve andarsene e l’area deve essere riqualificata, la salute non può essere barattata con gli interessi di pochi». Il presidente della circoscrizione di Servola, Andrea Vatta (Forza Italia), riferisce di bambini malati, di «sforamenti così grossi da giustificare la chiusura», di «lavori così importanti per la messa a norma che alla Lucchini non convengono». Aggiunge: «Non auguro male all’azienda, ma in bocca al lupo se riescono a rimediare una situazione fuori da ogni limite, ed è paradossale che si contestino Azienda sanitaria, Arpa, Cigra: dei professionisti di tale calibro». Conclude Vatta: «È la prima volta che vedo muoversi decisamente enti amministrativi e di controllo. Il cerchio si chiude».

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