Don Dipiazza striglia la politica sui poveri

Il sacerdote di San Rocco: «No al distinguo italiani e stranieri» Oltre 110.000 euro distribuiti con 8 mila ore fatte dai volontari
Bumbaca Gorizia 01.04.2018 Pasqua, mensa Caritas © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 01.04.2018 Pasqua, mensa Caritas © Fotografia di Pierluigi Bumbaca



Oltre 110 mila euro distribuiti, più di 8 mila ore di lavoro da parte dei volontari e poco meno di 34 mila pasti offerti. Sono i numeri importantissimi dell’impegno delle parrocchie e dei fedeli nei primi dieci mesi del 2018 a sostegno delle persone più bisognose e a contrasto della povertà. Numeri raccontati ieri a San Rocco dallo storico parroco (ed oggi collaboratore di don Nicola Ban) don Ruggero Dipiazza e da alcuni volontari, in un incontro che non aveva lo scopo di “esibire” ciò che è stato fatto, ma piuttosto riflettere sulla difficile situazione di tanti goriziani rispondendo alla sollecitazione della Giornata mondiale dei poveri indetta da Papa Francesco per domenica.

Come detto dall’inizio dell’anno le parrocchie sono riuscite a raccogliere e distribuire in città ben 110.230,57 euro (oltre 32 mila euro a San Rocco, 18.500 a Lucinico, più di 22 mila euro in Duomo e 10 mila euro a Sant’Anna, tanto per fare qualche esempio), e i volontari hanno messo a disposizione 8.167 ore. Difficile quantificare esattamente il numero di generi alimentari donati (ma si parla di quasi 1.500 prodotti), mentre i pasti erogati, tra pranzi e cene, ammontano a ben 33.755.

«I numeri ci sono e testimoniano che in realtà i goriziani sono accoglienti e disposti vero il prossimo – spiega don Dipiazza -. Senza la generosità della gente le parrocchie non avrebbero potuto distribuire tutti quei soldi. E la cosa più significativa è la continuità nel tempo di questa disponibilità, che non va mai in vacanza. Nelle nostre statistiche non abbiamo fatto alcuna distinzione ai servizi resi a persone di nazionalità italiana o straniera, perché per i cristiani un povero è semplicemente un povero, non ha bisogno di altri aggettivi». In tal senso don Ruggero ha anche preso le distanze dalle azioni solidali di realtà come CasaPound, «perché noi vogliamo servire i poveri, e non servircene», ha detto, «e soprattutto non distinguiamo tra italiani e stranieri, cosa che non ha nulla a che fare con la carità».

Ha portato la sua testimonianza anche padre Giorgio, guardiano dei Cappuccini, che ha sottolineato la crescente presenza alla Mensa dei poveri di cittadini italiani, che non trovano sempre risposte dalle istituzioni «o che vengono indirizzate alle parrocchie dagli stessi uffici».

A proposito della Mensa dei Cappuccini, sono stati 22.055 i pasti totali distribuiti a pranzo da parte di 1.625 volontari. I frati hanno ospitato, in via straordinaria tra aprile e agosto (su esplicita richiesta del vescovo) anche le cene preparate però in questo caso dai volontari delle parrocchie, distribuendo 7.109 pasti (6.172 a richiedenti asilo e 937 a italiani): oggi il servizio prosegue a San Rocco, ma con numeri decisamente più bassi, per mediamente una dozzina di persone a sera. E se per ora i migranti senza un tetto sopra la testa in città dovrebbero essere non più di sei o sette («ma con l’arrivo del freddo, se sarà necessario, potremo mettere a disposizione per piccoli gruppetti di persone gli oratori di San Rocco e del Pastor Angelicus», fa sapere don Dipiazza), è in costante crescita il numero di soggetti italiani e stranieri piombati nella povertà a causa della perdita del lavoro. Proprio coloro a cui continuerà a guardare la carità goriziana. —



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