Don Labor è “venerabile” Beatificazione più vicina

Papa Francesco decreta «l’eroicità delle virtù» del sacerdote e medico triestino E al Vaticano già si lavora su una guarigione di un bimbo al Burlo a lui attribuita
Di Gianpaolo Sarti

Qualche riga sull’Osservatore Romano, in uno spazio in calce a pagina 7 nell’edizione del 7 giugno, che segna in modo indelebile la Chiesa di Trieste. «Venerdì 5 Papa Francesco ha ricevuto in udienza privata sua eminenza reverendissima il signor cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Nel corso dell’udienza - si legge nel giornale del Vaticano - il Santo Padre ha autorizzato la Congregazione a promulgare i decreti, tra cui le virtù eroiche del Servo di Dio Marcello Labor, sacerdote diocesano, nato a Trieste l’8 luglio 1890 e ivi morto il 29 settembre 1954».

L’annuncio è stato dato anche dall’arcivescovo Giampaolo Crepaldi nel corso della celebrazione del Corpus Domini di domenica scorsa. La Chiesa ha dunque conclamato «l’eroicità delle virtù» della vita cristiana di Labor proclamandolo venerabile. L’ultimo passo verso la beatificazione, un passaggio importantissimo del processo di canonizzazione.

Ma per diventare beato, per la devozione in diocesi, è necessario il riconoscimento di almeno un miracolo da attribuire all’intercessione del prete, avvenuta attraverso la preghiera di un fedele o di una comunità. Un evento soprannaturale, come una guarigione da una malattia sostanzialmente, non spiegabile dalla scienza. Un secondo miracolo lo eleverebbe a santo aprendo al culto dell’universalità della Chiesa cattolica. Su questo la Congregazione starebbe già lavorando: perché al sacerdote si attribuisce l’intercessione su una misteriosa guarigione avvenuta sette anni fa al Burlo di un bambino, ormai in fin di vita. La comunità parrocchiale, e un parente della famiglia in particolare, si erano rivolte a Labor con molte preghiere. «Sì, è così», conferma monsignor Vittorio Cian, canonico di San Giusto, autore di alcune biografie. Ma, soprattutto, da Postulatore diocesano per la canonizzazione e vice-Postulatore Pontificio, ha costituito il comitato di lavoro per il recupero degli scritti, delle lettere e dei documenti sulla vita del venerabile. «È così - ripete - ma altro non posso dire perché il caso è delicato ed è sotto esame. E la Commissione medica vaticana - spiega - è molto rigida su questo».

Quanto durerà l’intero percorso? «Le vie di Dio sono misteriose - allarga le braccia don Cian - bisogna avere fede e pregare. Come mi dice spesso un amico sacerdote… i miracoli avvengono, ma la gente non se ne accorge...». La causa era stata aperta su iniziativa di monsignor Bellomi, allora vescovo della città, il 27 maggio del 1996, e si è chiusa l’11 giugno del 2000 nella solennità di Pentecoste con Ravignani presule. In tutto quel periodo sono stati ascoltati, anche da fuori Trieste, una novantina di testimoni. Domande che seguono un preciso schema in mano alla Congregazione: come avevano conosciuto Labor, le impressioni, la personalità, i fatti, la vita quotidiana.

Il sacerdote, come noto, è vissuto soprattutto a Pola. Era medico e, nella sua città, aveva istituito la geriatria e la mensa per i poveri ai quali apriva gratuitamente il proprio laboratorio. «Andava a prendere il cibo per loro...», racconta don Cian. Ha operato molto sul piano culturale e ha tenuto le redini del settimanale diocesano Vita Nuova negli anni della malattia di don Marzari. «Un insigne sacerdote», scrive monsignor Crepaldi nell’introduzione della biografia preparata da Cian: «Un uomo inseguito da Dio che onorò con la sua esemplare vita cristiana la Chiesa e il clero di Trieste. Come immagine ricordo che per la sua ordinazione sacerdotale scelse il quadro dove Caravaggio rappresentò la vocazione di Matteo. Il volto di Matteo - riflette il vescovo - è trasfigurato dalla meraviglia e dallo stupore per la grazia inaspettata della chiamata. Così doveva essere il cuore e il volto di Marcello Labor il giorno in cui diventò prete. Visse in tempi difficili, segnati dalla tragedia delle leggi razziali - era di origini ebraiche - in pieno abbandono alla volontà di Dio».

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