Dopo nove anni di abbandono Dipiazza trova casa alle “Onde”

il caso
«Metto le Onde nel piazzale delle milizie del polo museale di via Cumano. É un’opera che celebra la pace e l’amicizia e sta benissimo con il museo della guerra per la pace Diego de Henriquez». Il sindaco Roberto Dipiazza, con piglio dannunziano, decide su due piede la collocazione dell’opera avuta in dono dal Ravenna Festival e rimasta nei magazzini comunali per 9 anni.
Le “Onde” di Marco Bravura sono riemerse ieri in via Cumano. Come in un giallo carsico. In verità non si sono mai spostate troppo e probabilmente resteranno in zona. L’opera, giunta da piazza Unità il dal 14 luglio 2010, il giorno dopo il concerto dei tre presidenti, fu sistemata all’interno dell’hangar 8 assieme ad alcuni pezzi della collezione di Diego de Henriquez prima dell’inizio della creazione del museo. «Avrebbe dovuto rimanere lì temporaneamente in attesa di una destinazione più appropriata» è la risposta che ottiene il consigliere Michele Babuder nel 2017 quando in via Cumano si imbatte nelle strane “Onde” sotto una tettoia mentre cerca la mitica Litfaßsäule di piazza della Borsa. «Non sapevo dell’esistenza di quest’opera - ammette l’assessore alla Cultura Giorgio Rossi -. Ma mi assicurano che è in via Cumano. Non è sparita. Ora decideremo cosa fare». In realtà ha già deciso il sindaco.
Non sarebbe male, invece, se l’assessorato si decidesse a completare il Museo de Henriquez inaugurato nel 2014 e rimasto a metà. Il collocamento della scultura nel piazzale delle milizie è anche un risarcimento per l’opera mancata di Jannis Kounellis che avrebbe dovuto trovare posto lì se l’artista non fosse scomparso nel 2017. «Perché rinchiudere per nove anni in un magazzino l’opera creata per ricordare la fratellanza adriatica?», si chiede l’autore Bravura. Nessuno sa rispondere. La fondazione Ravenna Festival è sconcertata. «É una bellissima opera - racconta il sovrintendente Antonio De Rosa -. Abbiamo donato con grande gioia questa statua a Trieste. Spero si riesca finalmente a collocarla. Questo è il desiderio del maestro Muti». —
Fa.Do.
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