Dragaggi “ostaggio” degli ordigni bellici

Ne sono stati rinvenuti cinque dall’avvio delle opere. Previsto un incontro in Prefettura per fare il punto della situazione
Bonaventura Monfalcone-18.06.2014 Incontro sul dragaggio-Villaggio del pescatore e Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-18.06.2014 Incontro sul dragaggio-Villaggio del pescatore e Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

Il porto di Monfalcone continua a consegnare ordigni bellici. Nel corso dell’attività di manutenzione dei fondali del canale di accesso ne sono stati rinvenuti cinque. Bombe “intrappolate” nei fanghi e intercettate dall’opportuno e obbligatorio monitoraggio ai fini della bonifica, a cura del coordinamento e della supervisione della Prefettura di Gorizia, deputata alla gestione della sicurezza. È del resto appannaggio del ministero della Difesa il collaudo relativo all’attività di bonifica bellica sistematica.

Dragaggi, dunque, “scortati” dalle verifiche anti-ordigni, l’uno interdipendente dall’altro, e che pressochè in simbiosi dureranno per l’intero ciclo delle opere, all’insegna su tutto della sicurezza, ma dovendo salvaguardare anche la continuità dei traffici.

Che Portorosega sia costellato di residuati bellici è un dato storico, tanto da essere stato inserito nell’elenco speciale degli scali più a rischio di ritrovamento dei residuati frutto dei bombardamenti di guerra.

E cinque ordigni rinvenuti nell’arco di circa quattro mesi, dall’avvio dei lavori di manutenzione dei fondali, l’ultimo dei quali intercettato una ventina di giorni fa, danno la misura della complessità e della delicatezza delle opere in campo. La prossima settimana è in programma la convocazione in Prefettura di tutti i soggetti interessati al fine di fare il punto della situazione e affrontare metodi e procedure in ordine all’attività di monitoraggio e bonifica bellica.

«La sicurezza è chiaramente al primo posto - ha osservato il presidente dell’Azienda speciale Gianluca Madriz -. Fin dall’avvio delle opere di manutenzione abbiamo dato mandato agli enti preposti di attenzionare tutti gli aspetti inerenti la tutela in ordine alle attività di dragaggio, come è stato puntualmente garantito e continua ad esserlo».

Le aree individuate per l’esecuzione della manutenzione dei fondali sono sostanzialmente tre. Si tratta del bacino di evoluzione dove le navi compiono un movimento di 180 gradi, già collaudata dal ministero della Difesa con esito quindi positivo. Una seconda area è soggetta a interventi di “sferramento”, propedeutici al collaudo, mentre la terza, più complessa, è relativa alle opere sottobanchina per la quale è necessario uno “sferramento assistito”. Uno scenario che può rivelarsi, strada facendo, un rebus.

Basti pensare che gli interventi di “sferramento” dei fanghi comportano una cernita certosina dei sedimenti che vengono spulciati per ripulirli dai rottami di ferro risalenti al vecchio traffico che si faceva in porto. Insomma, la manutenzione dei fondali del canale di accesso rappresenta una sorta di grande puzzle programmatorio e operativo, dove tutti i tasselli devono combaciare. È una vera e propria “orchestra” frutto di un’articolato e specifico coinvolgimento di enti e di soggetti.

In questo contesto pertanto gli imprevisti rimangono in agguato e quando si verificano la fanno da padroni. Trovare un ordigno inesploso significa infatti attivare una procedura tanto specifica e prioritaria da dover congelare le opere nell’area del rinvenimento. Significa evidentemente sicurezza e tempi che si allungano. Quasi una sorta di “stop and go” alla quale dover comunque e giocoforza sottostare.

In Prefettura, la prossima settimana, si metterà a punto la “tabella di marcia” proprio alla luce dei cinque ordigni finora ritrovati.

Il concetto di fondo è che potenzialmente potrebbero emergere ulteriori residuati inesplosi e ciò presuppone il fatto di dover mettere comunque in conto possibili prolungamenti delle opere di dragaggio. E siamo al momento solo all’attività obbligatoria di manutenzione.

Altro capitolo sarà invece il successivo escavo del canale per l’approfondimento dei fondali a 12,50 metri che cinque anni di amministrazione Serracchiani non hanno portato a compimento. Un’operazione tanto attesa e urgente, per la quale proprio l’altro giorno lo stesso assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Pizzimenti, ne ha fatto riferimento considerandola tra le priorità, assieme alla preparazione del nuovo Piano regolatore del porto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo