Droga in casa, accusa gli agenti. Condannato

Un 47enne aveva affermato che quattro poliziotti gli avevano messo lo stupefacente, ma per il giudice è una calunnia
Bonaventura Monfalcone-22.08.2017 Polizia stradale-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-22.08.2017 Polizia stradale-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

Aveva accusato quattro poliziotti del Commissariato di Monfalcone di aver introdotto sostanze stupefacenti nella sua abitazione. Lo aveva affermato davanti agli agenti della Volante che s’erano presentati per verificare la sua presenza, in regime di arresti domiciliari. Una situazione delicata, peraltro trattandosi proprio di colleghi operanti nello stesso Commissariato di Polizia, pur con compiti diversi. Ma quell’accusa non ha retto, insostenibile per portare a processo i quattro poliziotti.

L’uomo, C.C., 47 anni, è stato invece accusato di calunnia nei confronti dei pubblici ufficiali, difeso dall’avvocato Paolo Coppo. Il giudice per le udienze preliminari, Carlo Isidoro Colombo, in sede di rito abbreviato lo ha condannato a una pena di dieci mesi e ventun giorni. I quattro poliziotti si sono costituiti parte civile, rappresentati dall’avvocato Massimo Bruno.

Una vicenda partita da un controllo da parte dei quattro poliziotti nei confronti del 47enne per il quale pendeva un’ordinanza di custodia cautelare disposta dall’autorità giudiziaria. Era il mese di febbraio 2015. Gli agenti di Pg nell’eseguire il dispositivo cautelare, avevano sottoposto l’uomo ad una perquisizione personale, seguita da una verifica all’abitazione, a Staranzano. Avevano rinvenuto una serie di elementi compromettenti. Alcuni grammi di eroina, boccette di metadone, cellulari, ma anche bilancini di precisione e materiale per il confezionamento delle sostanze stupefacenti. A carico del 47enne era seguita una condanna da parte del Tribunale di Gorizia, pronunciata dal giudice Andrea Comez che aveva stabilito una pena a quattro anni e otto mesi di reclusione, pena poi ridotta in appello. E successivamente la concessione dei domiciliari.

Era giugno dello scorso anno quando i poliziotti della Volante di Monfalcone si erano presentati ai fini del controllo circa la regolarità della detenzione, quindi a verificare la presenza in casa dell’uomo. Il 47enne ricordando quel giorno di febbraio 2015 e la perquisizione domiciliare, aveva così fatto riferimento alla droga messagli in casa dagli agenti di Pg.

La legge è chiara: qualora un pubblico ufficiale viene a conoscenza di una dichiarazione di reato procedibile d’ufficio, è tenuto obbligatoriamente a riferirlo all’autorità giudiziaria. Il giudice non ha ritenuto credibile l’accusa del 47enne che, chiamando in causa un reato procedibile d’ufficio, integra contestualmente il delitto di calunnia. L’uomo è stato pertanto condannato con il contestuale risarcimento danni e la rifusione delle spese legali a favore dei quattro agenti.

L’avvocato Bruno ha osservato: «Ritengo corretta la condanna emessa dal giudice per le udienze preliminari. Le accuse nei confronti del personale della Polizia giudiziaria che effettuò la perquisizione domiciliare erano state espresse ad un’autorità, nello specifico ad altro personale della Polizia di Stato, la quale ha l’obbligo di riferire all’autorità giudiziaria la conoscenza di fattispecie di reato procedibile d’ufficio integrando così il reato di calunnia».

Il legale difensore, avvocato Coppo, da parte sua ha argomentato: «Quel giorno era il terzo controllo nell’abitazione e il mio assistito versava in una condizione di stress. Il reato di calunnia va contestualizzato nelle circostanze oggettive in cui avviene. Spero che il giudice abbia tenuto conto della tenuità del fatto. La pubblica accusa aveva richiesto una condanna pesante, alla fine quantificabile in due anni e sette mesi. Tenendo conto del rito abbreviato, il giudice ha stabilito invece una pena di dieci mesi e ventun giorni, peraltro applicando anche le attenuanti generiche».

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