Due triestini nel gioco erotico fatale
Arrestato Michele Tropper che ha legato Andrea Costanzo provocandone la morte
di Corrado Barbacini e Claudio Ernè
di Corrado Barbacini e Claudio Ernè

Andrea Costanzo (a sinistra) e Mike Tropper
Sono triestini sia l’assassino che la vittima della tragedia di Bologna, maturata lunedì sera all’interno di un gioco erotico di sottomissione. Andrea Costanzo, 31 anni, centralinista dell’Acegas, conosciuto nel mondo dei trans come «Alice», è morto soffocato, con le caviglie bloccate dal ferro delle manette e con il corpo legato ad un albero con quattro giri di catena. Domenica aveva lasciato l’abitazione di via Tigor 15 dove viveva con la madre. «Indossava una minigonna jeans» ricorda uno dei clienti di un bar posto sulla stessa via.
Michele Tropper, 38 anni, arrestato l’altra notte, ha ammesso ieri di fronte ai giudici di aver legato Alice, provocandone indirettamente la morte. Ha abitato fino a un anno fa al primo piano del condominio posto al numero 52 di via Baiamonti. E’ un musicista rocker, facilmente identificabile per la sua stazza: almeno 150 chili. «Un solitario, uno stravagante» lo definiscono gli abitanti di Baricella, il piccolo centro dove si era trasferito.
Secondo le indagini dei carabinieri «Alice» aveva raggiunto Mike Tropper nella sua cascina con le finestra sempre sbarrate. Avrebbe dovuto realizzare la copertina di un nuovo disco. «Sono anche una grafica» aveva sostenuto Andrea Costanzo nell’assiduo scambio epistolare via web, avviato da almeno sei mesi col musicista triestino emigrato sotto il Po. Nello stesso scambio epistolare Alice aveva affermato di aver 19 anni, togliendose ben 12. Aveva anche sostenuto di essere un ermafrodita, di aver sofferto molto e di dover risolvere parecchi problemi di salute.
«L’ho visto uscire di casa domenica con la minigonna. Era tranquillo» ricorda uno dei rari clienti del bar posto a pochi metri dal portone d’ingresso dell’abitazione di Alice. «Sapevo delle sue vicissitudini e del suo desiderio di diventare donna. Lavorava come telefonista e nella vita non ha mai avuto fortuna. Anni fa si era sottoposto a Torino a un intervento chirurgico agli occhi. L’esito non era stato felice e anche di recente lo avevo sentito lamentarsi. La sua situazione nel rione era nota: era una donna intrappolata in un corpo maschile. Non dava fastidio a nessuno, era una persona perbene».
«Lo conoscevo fin da bambino, viveva con la madre dipendente del Lloyd Adriatico e col papà ferroviere. Non dico altro perché le sue erano solo questioni personali. Mi dispiace che sia morto in questo modo» Altro l’inquilina dello stabile non dice. Non pronuncia nè il nome di battesimo, nè quello d’arte. Dice solo «quel ragazzo».
Nello stabile di via Baiamonti 52 il ricordo di Michele Tropper, è vivo. Abitava al primo piano fino a un anno e mezzo fa quando ha venduto l’alloggio e si è trasferito in Emilia. Oggi in quelle stanze vive una famiglia di origine serba. «Lo ricordo bene- afferma una signora di mezza età, ferma sulla porta d’ingresso del suo apparatamento. «Suonava la chitarra ma non disturbava nessuno. Era allegro e discreto. Mai visto salire in casa sua donne o ragazze. Ricordo bene invece l’assidua presenza di un giovane, anche lui molto gentile. Credo fosse un musicista».
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