Ecco il cinema più piccolo del mondo

La “Cortomobile” di Francesco Azzini: in una automobile della Alfa Romeo tyargata 1974 si svolgono singolari proiezioni per un massimo di due adulti e tre bambini alla volta

A convincerlo è stato il fascino del capoluogo giuliano, set cinematografico perfetto, e la sua caratteristica luce, che continua a stregare i registi. Così circa un anno fa, stanco della vita fiorentina, l’inventore di “Cortomobile”, il primo cinema mobile d’Italia, ha fatto i bagagli e si è trasferito a Trieste, andando ad arricchire con la sua singolare iniziativa quel variegato panorama composto da festival, rassegne, cineteca e dalla presenza della Film Commission che già la rende «una delle città più cinematografiche dello Stivale». Chi in questi giorni è passato per Ponterosso probabilmente li avrà notati, parcheggiati all’altezza del Museo teatrale, dall’altro lato del canale, con la loro Alfa 2000 trasformata in sala cinematografica per pochissimi spettatori.

L’occasione è stata la manifestazione “Sotto lo stesso cielo”, l’ultima cui hanno partecipato offrendo ai visitatori un assaggio della loro programmazione. Che si struttura in un menù, o meglio un corto-menù composto da antipasti, primi, secondi e dessert: una selezione di cortometraggi italiani proposti in proiezione dentro la loro vettura, non a caso soprannominata «il cinema più piccolo del mondo» perché al suo interno, in antitesi ai multisala, ci stanno al massimo due adulti e tre bambini. L’auto è di quelle che hanno fatto la storia, un’Alfa 2000 berlina del 1974. Decisamente elaborata, perché vanta uno schermo cinematografico che cala da sopra il volante di legno, con il proiettore alle spalle degli spettatori e, come in ogni sala che si rispetti, tende oscuranti bordeaux.

«L’idea di Cortomobile – racconta il suo creatore, il trentanovenne Francesco Azzini, che è anche fonico per il cinema – è nata nel giugno del 2006, al volante di quella stessa Alfa 2000 protagonista del progetto. Viaggiavo verso Venezia con un amico filmaker e ci si chiedeva come fare per proiettare, in occasione della Mostra del Cinema, alcuni cortometraggi prodotti dalla nostra associazione, la Hulot. Ci sarebbe piaciuto seguire l’esempio di Nanni Moretti, che nel ’74 mostrò i suoi primi tre cortometraggi affittando una piccola sala al Lido e convogliandovi il pubblico della Mostra. Ma il denaro per affittare una sala non c’era, così ho pensato: perché non proiettare i corti all’interno della mia auto? Tempo un mese e il progetto su carta, grazie ai consigli d’ingegneri, informatici e pure di camionisti, è divenuto realtà: ho riadattato l’Alfa, mi sono procurato un generatore e sono partito per il Lido, dove è avvenuto il nostro esordio. Così da vettura privata l’auto ha cambiato destinazione d’uso ed è diventata “sociale”: finora ha ospitato circa 12 mila persone e credo si sia rivelata un buon mezzo per diffondere la conoscenza del genere del cortometraggio, prodotto ancora poco frequentato dai cinema tradizionali e dalle tv».

Incoraggiato dal riscontro ottenuto nel 2009, Azzini decide di espandersi: crea il Cinekamper, un cinema mobile stavolta a sette posti, ricavato dentro un autocaravan Ford Transit del 1981. È arancione fuori e nero dentro, e la cabina di proiezione sta all’interno del bagno. Se gli spettatori vanno sempre meno al cinema, si dice Azzini, può essere il cinema, sotto forma di Cortomobile o Cinekamper, ad andare da loro. Insieme a Viviana Gori, compagna nella vita e nel lavoro, porta avanti il progetto, girando in lungo e in largo lo Stivale e talvolta pure sconfinando. Con Cortomobile partecipa a festival, manifestazioni e iniziative di vario genere. Sulla scia di due illustri predecessori, che Azzini dice di aver scoperto a posteriori e racconta: «Sono un camion Bedford che nel 1961, in Inghilterra, fu utilizzato dal ministero della tecnologia per girare le campagne inglesi proiettando per i suoi 40 spettatori documentari scientifici. E, nel 1962, due pullman Macchi, bus delle Acque minerali di Roma, compagnia poi fallita, che si fermavano nei luoghi simbolo della storia della capitale e proiettavano documentari di carattere archeologico. Uno di questi bus è conservato oggi, restaurato al museo dei trasporti di Bologna».

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