Edilizia, welfare e scienza si alleano per la casa “intelligente” del domani

Gettate a un confronto tra esperti all’Itis le basi per le future abitazioni hi-tech. Progetto-pilota in Viale
Lasorte Trieste 30/05/19 - Caffe' S.Marco, Presentazione Gay Pride FVG
Lasorte Trieste 30/05/19 - Caffe' S.Marco, Presentazione Gay Pride FVG



Il concetto di casa nel futuro dovrà essere rivisto attraverso la creazione di una struttura che metta insieme edilizia, socialità, cultura e innovazione tecnologica, in modo da realizzare dei sogni.

È questa la sfida emersa, nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile, al convegno “Questa casa non è un albergo. E se lo fosse?”, che ieri all’auditorium dell’Itis ha messo a confronto esperti del settore sociale e urbanistico. Il dibattito, alla presenza di Aldo Pahor, presidente dell’istituto, Stephen Taylor, direttore del Servizio innovazione e sistemi di Area, Fabio Bonetta, direttore Itis e Fabio Millevoi, direttore Ance Fvg, ha affrontato in effetti proprio il tema della casa del futuro, intesa non più come una mera residenza composta da quattro semplici mura, bensì iniziando a inquadrare il focolare domestico come un’infrastruttura intelligente e sociale nella quale integrare le politiche di welfare con quelle dell’edilizia, del lavoro, della scuola, della sanità e dell’ambiente, favorendone la contaminazione.

Nel corso del convegno è stata così affrontata l’idea di progetto per il recupero e la gestione di un edificio di proprietà dell’istituto pubblico di servizi alla persona in Viale, con ingresso anche in via Crispi. «Può il nostro stabile diventare una fonte di reddito?», questa la domanda di Millevoi, che ha proseguito: «E perché parlare di case e infrastrutture proprio all’Itis? In primo luogo perché probabilmente fra 30 o 40 anni non sarà più l’architetto a progettare le case ma sarà un tema che coinvolgerà un’insieme di professionisti multidisciplinari, dal fisico al sociologo, in un sistema di interconnessioni sempre più coeso. Secondariamente perché l’Itis, in conseguenza di ciò, ha la possibilità di convertirsi nel giro di 20 anni nel più importante mediatore edilizio del Friuli Venezia Giulia. Per questi motivi noi siamo qui oggi a parlare di futuro con l’obiettivo di arrivare ad anticiparlo attraverso questo nuovo concetto di casa, intesa nel futuro quale luogo di “alleanza”, nella quale giovani e anziani possono convivere».

L’obiettivo del progetto è infatti quello di trasformare in realtà i 17 obiettivi dell’Agenda Onu 2030, nella quale appunto l’alleanza fra giovani e anziani dovrà essere affrontata attraverso la visione del “life long learning”. Una casa, insomma, non vista più solo come un “edificio”, ma come una “situazione”, dove poter avviare forme innovative di abitare. Da qui l’idea di C.a.s.a., acronimo di Creatività, Attrattività, Sensibilità e Albergo. Un’infrastruttura intelligente e sociale attraverso la quale battere la solitudine, un fenomeno che crea, com’è stato ricordato più volte nel corso del dibattito, il 14% di morti premature.

Presente al convegno anche l’assessore alle politiche sociali Carlo Grilli, che ha sottolineato come «la politica più che parlare deve saper ascoltare e mettere in pratica i suggerimenti degli esperti. Trieste, per quanto riguarda le politiche del welfare, sta facendo grandi cose attraverso un cammino d’insieme fra tutti gli attori coinvolti e la nostra strategia deve essere quella di cavalcare questi punti dettati dall’agenda dell’Onu per tentare di darvi una risposta». Vivace il confronto al termine dei singoli interventi tra Stefano Fantoni, champion Esof2020, Enrico Giovannini, portavoce Asvis, Piero Poccianti, presidente dell’Associazione italiana per l’intelligenza artificiale, Roberto Poli, presidente dell’Associazione futuristi italiani, e Donato Riccesi, presidente Ance Pordenone Trieste.—



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