Ferriera, i lavoratori compatti: «Quattro richieste all’azienda»
Si compatta il fronte sindacale nella trattativa con il Gruppo Arvedi per il futuro della Ferriera. Sebbene la Fiom mantenga una posizione più oltranzista a cominciare dalla contrarietà alla chiusura dell’altoforno il 1º febbraio, l’assemblea con i lavoratori che si è svolta ieri ha consentito di trovare una convergenza su quattro punti prioritari da presentare lunedì al tavolo del Mise a Roma al quale siederanno l’azienda e i rappresentanti dei lavoratori: “blindare” i posti di lavoro, assicurare una ricollocazione ai 50 dipendenti impegnati nella bonifica, garantire ammortizzatori sociali adeguati e, qualora la situazione dovesse precipitare, un paracadute occupazionale. Poi altre due richieste: la presenza di un esponente della Regione al tavolo delle trattative e un incontro con il prefetto.
Sono le istanze emerse dall’assemblea unitaria alla quale hanno partecipato ieri più di 200 lavoratori. Ancora non è stato possibile trovare una sintesi totale per quanto riguarda i contenuti da inserire nell’accordo con Siderurgica Triestina. Nessun mandato da votare, dunque, ma un pacchetto di richieste con le istanze ritenute inderogabili: dalla garanzia che nessun posto di lavoro vada perso alla clausola di salvaguardia.
La linea dell’azienda è ormai tracciata: firmare entro l’inizio del 2020 l’Accordo di programma. I lavoratori hanno chiesto a Fiom, Fim, Uilm, Failms, Usb e Ugl di proseguire la trattativa, ma pretendendo garanzie e, prima ancora, chiarezza. La Fiom appare la più agguerrita: «Se la Regione non dovesse essere presente a Roma, noi non ci saremo», ha preannunciato Marco Relli (Fiom-Cgil). «Lavoratori, azienda e istituzioni devono essere coinvolti nell’approvazione dell’Accordo di programma – ha aggiunto –. Non ci possono essere tavoli separati. Va rilevato che in questa fase ci sono ancora sensibilità diverse tra noi sindacati».
«La tensione tra i lavoratori era palpabile – ha osservato Umberto Salvaneschi (Fim) al termine dell’assemblea – anche perché c’è ancora molta incertezza. È fondamentale fare chiarezza perché il futuro della Ferriera non riguarda solo le famiglie dei lavoratori ma le prospettive economiche dell’intera città». Per Franco Palman (Uilm) «servono al più presto garanzie sia sulle intenzioni dell’azienda che su salvaguardia occupazionale e ammortizzatori, perché finora l’unica certezza è la volontà di chiudere l’area a caldo il 1º febbraio». «La situazione è ancora troppo confusa – ha evidenziato anche Cristian Prella (Failms) –, sarebbe stato impossibile chiedere mandati e far votare i lavoratori». Secondo Sasha Colautti (Usb) occorre pensare anche ai 70 lavoratori destinati al trasferimento a San Giorgio di Nogaro: «Andrebbero invece mantenuti nel circuito di gestione degli esuberi e ricollocati a Trieste».
Infine, ieri l’assessore regionale Alessia Rosolen ha precisato che l’assenza al primo tavolo sindacale è stata dovuta semplicemente al fatto di non essere stata invitata. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








