«Festa del 2 giugno politicizzata dalla giunta Marzi»

MUGGIA. «Il 2 giugno è la festa della Repubblica italiana e non delle idee comuniste del sindaco Marzi, dell’assessore Decolle e della maggioranza». Parole al vetriolo quelle di Andrea Mariucci di Forza Muggia, criticato con i colleghi di partito Stefano Norbedo e Giulia Demarchi per l’assenza durante le celebrazioni della recente Festa della Repubblica a Muggia. «Personalmente non sono riuscito a prendere parte alle celebrazioni e alla consegna della Costituzione ai neomaggiorenni, un appuntamento istituzionale che in situazioni normali per me sarebbe più che condivisibile: per volontà della sinistra però la cerimonia del 2 giugno, grazie ad una delibera di Consiglio votata solo da una parte, vede anche la consegna della futuribile e inutile “attestazione virtuale di cittadinanza” per ragazzi stranieri nati in Italia», spiega Mariucci: «Crediamo tuttora che sia stato un errore il voler politicizzare un appuntamento istituzionale come questo». Puntuale la risposta di Decolle: «Il consigliere Mariucci è confuso o cerca di confondere, ma i fatti sono chiari. Il 14 maggio, a tutti i membri del Consiglio veniva ricordato che in occasione della Festa della Repubblica avrebbero avuto luogo delle letture di parti della Costituzione. Si invitavano, quindi, i capigruppo a voler cortesemente individuare dei lettori in modo che due provenissero dalla maggioranza e due dall’opposizione». Ma cosa è successo poi? Dalle mail inviate alla segreteria del Comune, ricostruisce Decolle, si evince come il 21 maggio il capogruppo forzista Norbedo abbia segnalato che a presenziare sarebbe stato il consigliere Mariucci. Il 29 maggio Mariucci ha invece risposto che, diversamente da come comunicato dal suo capogruppo, suo malgrado era costretto a dover revocare la propria disponibilità a presenziare. «Con un preavviso di tre giorni – incalza Decolle – il consigliere ha revocato la propria disponibilità senza addurre, peraltro, alcuna motivazione, motivazione che ora riconduce alla politica con la “p” minuscola, fingendo di non sapere, nonostante la sua lunghissima esperienza, che in sede di Consiglio avrebbe potuto presentare interpellanze, interrogazioni, mozioni e avanzare ogni sua perplessità».—Ri.To.
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