Fiera di San Nicolò invasa Assalto a panini e frittelle ma i giocattoli non ci sono

San Nicolò è tornato ma non ha portato con sé giocattoli. L’amata fiera di Monfalcone – che ha riempito il centro per il 524esimo anno di fila, secondo una lunghissima tradizione che va avanti da almeno il 1495 – negli anni ha cambiato volto ma il fascino, assieme ad alcune bancarelle ormai veterane, resiste ancora. A tetsimoniarlo le migliaia di persone che, per tutta la giornata fin di buon mattino, hanno invaso il centro.
«Vengo qui da più di 40 anni a vendere dolci. Abito a Gonars e le prime volte accompagnavo mio padre a Monfalcone, ora invece vengo qui con la mia compagna», dice Lorenzo Burba nel suo stand in via Duca D’Aosta. Sono le tradizionali bancarelle con frittelle, dolciumi e torroni a fare la differenza, richiamando i bambini. Dolci e non solo. Un altro veterano, Maurizio Siciliano, da vent’anni rinnova il suo appuntamento con la fiera di San Nicolò con lo stand “Frutta esotica e specialità, olive e sapori del Mediterraneo” in piazza della Repubblica: «Le bancarelle di cibo sono quelle che resistono ancora malgrado la crisi – spiega – La gente continua a comprare i prodotti culinari». Accanto a frutta secca, capperi, pomodori secchi e olive non mancano poi le bancarelle con i classici panini di porchetta, oppure con la salsiccia provenienti da diverse parti d’Italia, su tutte Emilia Romagna o Toscana, e l’immancabile vin brulé.
Ogni anno, però, la fiera di San Nicolò “cede” lo spazio sempre di più a vestiti, scarpe, borse, cinture, prodotti per la casa. Non mancano alcune bancarelle un po’ stravaganti. Ecco Calzettissima, all’angolo tra via Roma e via Duca d’Aosta, dove spuntano calzature dalle forme più svariate, oppure cappelli a forma di animale in via IX Giugno che hanno attirato alcuni passanti pronti ad acquistarli e indossarli.
Ma com’è cambiata nel tempo la fiera di San Nicolò? E soprattutto le bancarelle, oltre a quelle che non hanno mani per servire panini e ciambelle, fanno affari? Negli ultimi cinque anni sono calate le vendite, specialmente degli articoli non alimentari. Molti commercianti sono stranieri, come il bengalese Nashirin Sultana, che da 8 anni viene a Monfalcone. «Arrivo da Portogruaro – racconta – ma la fiera di San Nicolò è ormai diventata un appuntamento fisso per vendere i miei foulard colorati, le sciarpe e i gioielli». Quest’anno la fiera si è aperta anche ai commercianti monfalconesi, come il negozio Bollicine che da 5 anni promuove i saldi per San Nicolò. «Faremo degli sconti fino all’8 dicembre. – spiega Massimiliano Manente – Quest’anno con il banchetto fuori c’è un maggiore incremento delle vendite. Non è facile però per tutti i commercianti locali ottenere uno spazio nella fiera, in quanto viene data la precedenza a chi viene da fuori».
Come detto l’assenza di giocattoli. A esclusione delle bancarelle di dolciumi e di una sezione piccola in corso del Popolo dedicata alle piste da gioco, i giocattoli sono quasi inesistenti. A parte qualche bambola, dolciumi e palloncini con i personaggi dei cartoni animati sono dunque le principali attrazioni per i bambini, assieme a una bancarella con gli animali in corso del Popolo: conigli, pappagalli, uccelli colorati e criceti hanno incantano gli sguardi dei piccoli. Una fisionomia della fiera di San Nicolò diversa, anche se rimane una festa molto sentita e capace di attirare persone di tutte le età. Giovani e anziani, con l’assalto finita la scuola aiutato dalla bella giornata. —
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