Fiom, Fim e Uilm preoccupate «Manca un piano industriale»

Le parole di Relli della Cgil:  «L’azienda ha fatto utili  importanti ma così specula  sulle spalle dei dipendenti Ora va aperta la discussione» 

«La delegazione sindacale ha espresso contrarietà alla dichiarazione di esuberi e alla scelta di centralizzare in Finlandia alcune funzioni, rimarcando l’assenza di un piano industriale di Wärtsilä Italia, che preveda la continuità produttiva, lo sviluppo di nuovi prodotti e il mantenimento dei livelli occupazionali di tutti i siti italiani». Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm commentano così in una nota ufficiale la riunione tenutasi ieri a Trieste con i rappresentanti della società finlandese.

Sentendo i rappresentanti delle singole sigle si va tuttavia dai toni più accomodanti della Cisl (che nella rsu di Wärtsilä detiene la maggioranza assoluta) a quelli più battaglieri della Fiom. A parlare per la Fim è il componente della rsu Fabio Kanidisek, che tira un mezzo respiro di sollievo dopo il ridimensionamento del numero di esuberi: «Il piano non ci rassicura perché anche una sola persona che perde il posto di lavoro è un dramma, ma parliamo di un numero più limitato e c’è maggiore possibilità di gestione. Finalmente abbiamo saputo i numeri, che l’azienda non aveva mai fornito nonostante i solleciti: i quaranta esuberi sono la risposta italiana al taglio da 1.200 unità e non ci saranno altre riduzioni almeno per il momento». Per Kanidisek, «ora bisogna vigilare perché nessuno sia abbandonato e cercheremo di ridurre ulteriormente questi numeri. Vogliamo anzitutto capire le modalità di sfoltimento: ci saranno uscite volontarie oppure taglio di teste?» .

Il segretario provinciale della Cgil Marco Relli va più duro: «L’anno scorso Wärtsilä ha fatto utili importanti, ma taglia lo stesso speculando sulle spalle dei lavoratori. Sui 34 dipendenti triestini ora va aperta la discussione sulla base di piani strutturali ben precisi». Per Relli, «bisogna incontrarci di nuovo per approfondire la strategia di riorganizzazione, che va basata su un progetto industriale e non solo su concentrazioni che sembrano puntare solo sul contenimento dei costi. Ci preoccupa poi la creazione di un service unico per il Mediterraneo, che potrebbe interessare in negativo interi siti, come quello di Napoli. Un salto nel buio su cui l’azienda non ha dato informazioni, limitandosi a dire che potrebbero derivarne sorprese positive, anche se mi permetto di dubitarne. Oggi in bilico ci sono quaranta lavoratori e non sappiamo quanti altri potranno essercene in futuro».

Il Pd accusa intanto la giunta Fedriga di immobilismo, con il segretario regionale Cristiano Shaurli: «La possibile perdita di ulteriori 34 posti di lavoro a Trieste conferma la drammaticità della situazione della manifattura regionale. Solo per rimanere nell’area giuliana, ci sono anche Burgo, gruppo Kipre, Sertubi. Fedriga cosa sta facendo? Lui e Salvini sono in perenne campagna elettorale e non lavorano da settimane». –

D. D. A.

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