Fogli gialli sospesi al Trgovski dom per parlare di Open

PUNTI DI VISTA
Uno stormo d’ali gialle dietro le vetrine del Trgovski dom, progettato da Max Fabiani ai primi anni del Novecento e costruito dal suo collaboratore l’architetto Josef Costaperaria: semplici fogli di carta A4 di colore giallo, sospesi con invisibili fili di nylon. Raccontano la capacità espressiva che coglie l’architetto quando con scarse risorse bisogna affrontare la sfida di raccontare qualcosa di significativo con il rapporto qualità/prezzo elemento fondante di questa manifestazione coordinata dalla Presidente Caterina Bigatton e dalla Segretaria dell’Ordine degli Architetti di Gorizia Francesca Ravasin.
Il giallo è il colore dell’evento organizzato dagli Architetti in tutta Italia: Open, studi aperti per mostrare progetti e case anche a chi non è del settore, ma una persona qualunque curiosa di capire dove possono arrivare quelli che poi determinano l’aspetto fisico della città. La mostra goriziana, durata due soli giorni, ha proposto anche un incontro con i colleghi sloveni della Društvo Primorskih arhitektov, l’Associazione degli architetti del Litorale, come si chiama quanto rimane del vecchio Litorale austriaco con Gorizia e Trieste passato alla Jugoslavia dopo la Prima guerra, mentre quanto rimasto in Italia divenne Venezia Giulia come suggerito nel 1863 dal glottologo goriziano Graziadio Isaia Ascoli.
Un incontro-confronto, che intendeva proseguire la tradizionale collaborazione iniziata da tempo, che ha visto un picco nella mostra su Fabiani organizzata sul Collio sloveno assieme agli omologhi d’oltrefrontiera dagli architetti goriziani Massimo Rocco e Romano Schnabl, visitata anche da Giulio Andreotti in occasione dell’inaugurazione della strada del Sabotino. Un altro evento importante fu nel 1984 la traslazione della salma di Fabiani dal cimitero centrale di Gorizia alla tomba di famiglia a Kobdilj, in Slovenia a San Daniele.
Collaborazione che in futuro vuole proseguire anche con il ritorno dell’architetto Antonio Lasciac da Il Cairo a Gorizia, nella tomba di famiglia al cimitero di via Trieste, perché Lasciac, di genitori sloveni della valle dell’Isonzo ma anche friulano di San Rocco, è un simbolo del cosmopolitismo che contrassegnava il Litorale una volta, un ritorno auspicato pure dalla presidente della Associazione slovena, Ines Bonutti, il cui cognome della Bassa friulana ricorda quei movimenti migratori fino a cent’anni fa e diradati dal confine dell’ultimo mezzo secolo. —
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