Giuditta, bisnonna di Gino Paoli le tombe dei Capello e del tiremesù

I cimiteri riescono a raccontare, silenziosamente, la storia di un territorio e quelli di Pieris e San Canzian d'Isonzo non fanno eccezione, pur essendo, come gli altri del comune e della zona circostante, "figli" dell'editto napoleonico di Saint Cloud del 1804 che impose lo spostamento delle sepolture fuori dai centri abitati per motivi igienico-sanitari. A Pieris, sede del municipio, ma frazione di un comune che prende il nome dalla località di San Canzian, il camposanto riporta l'immagine di una comunità in cui, scomparsi i grandi proprietari veneziani come i Settimini (nella cui villa è stata ricavata la sede centrale della biblioteca comunale), si sviluppa una borghesia dedita agli affari, capace di sfruttare la posizione strategica del paese, lungo una strada di transito e a ridosso del passaggio obbligato dell’Isonzo. Vicino al muro perimetrale lo lascia ben capire la cappella, di non piccole dimensioni, in cui è sepolto Antonio Cosolo "possidente", morto a 83 anni nel 1907. È lo stesso Antonio che, nato a Pieris nel 1824, a metà del 1800, apre uno Spaccio di vini nella casa paterna, sita in via del Friuli, oggi via Roma, vicino alla caserma della "K.u.K Finanz". Il successore Giulio Giuliet Fusàr, nel 1878 decideva di trasferire l'attività nella casa di fronte, esponendo da allora l'insegna Trattoria al Vetturino. Il territorio attrae quindi emigrati da un'area dove la vita rimane comunque più difficile, come la Carnia, da cui arrivano Angelo Rossi e la moglie Giuditta Pascoli, bisnonni del cantante Gino Paoli. La tomba si trova poco distante da quella dei Cosolo antenati di Mario, l'inventore del Tiremesu bisiaco, come pure poco lontano ci si imbatte nella targa sul muro perimetrale che ricorda Carlo Spanghero "podestà di Pieris per trent'anni". Il cimitero accoglie però anche una presenza di cui Christian Selleri, ricercatore storico della Società friulana di archeologia, non riesce ancora darsi una spiegazione. «È la sepoltura del conte Giulio Varmo, morto nel 1900 a 61 anni, di cui era coniuge Giulia Feruglio - spiega Selleri -. Apparteneva a un'importante e antica famiglia nobiliare del Friuli e non è ancora chiaro quali interessi avesse in zona».
Tra i quattro cimiteri del territorio comunale Pieris è forse quello che conserva le tombe più antiche, databili agli anni '60 dell'Ottocento, oltre alla sepoltura del pilota Adolfo Rebez, medaglia d'oro al Valor militare, morto nel 1941, o alla tomba di famiglia dell'allenatore di calcio Fabio Capello, dove riposano la mamma Evelina e il papà Guerrino. A San Canzian si ritrovano le memorie di famiglie connesse a doppio filo alla località, come quella dei Canciani, cui si lega anche la contessa Elisabetta Valentinis morta nel 1923 a 68 anni e che riposa nel camposanto, ma non solo. Il cimitero di via Gorizia accoglie però anche un ricordo molto inusuale legato alla Prima guerra mondiale. A introdurla l'ingresso di sinistra chiuso da un cancello in ferro battuto su cui si può leggere "Ara Patriae" e che è arricchito da un motivo di nodi Savoia e stelle. Gli stessi simboli che si ritrovano sulla sepoltura di Camillo Loiacono Di Marco, tenente del 149esimo Fanteria, nato a Palermo il 27 marzo del 1897 e morto il 30 maggio 1917, a soli vent'anni, in località "Timavo". «È inusuale, perché anche questo caduto avrebbe dovuto essere traslato a Redipuglia», sottolinea Selleri, che rileva come i nodi Savoia stiano a simboleggiare l'arrivo del Regno d'Italia nel territorio fino a quel momento soggetto all'impero austroungarico. Poco distante il terreno accoglie invece le spoglie di un altro giovane, Silvio Imperatore, caduto a 21 anni sul fronte greco nel secondo devastante conflitto mondiale. Quello di San Canzian è l'unico ad accogliere un "Giardino della memoria", uno spazio dedicato alla dispersione delle ceneri. —
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