Giunta Fedriga in ritardo sul piano “elimina code” della sanità

TRIESTE La Regione non ha ancora recepito la strategia del ministero della Salute per l’abbattimento delle liste d’attesa. Il Friuli Venezia Giulia è l’unico territorio assieme alla Provincia autonoma di Bolzano a non aver aderito all’accordo Stato-Regioni sul Piano nazionale 2019-2021, che a fine giugno prevedeva la presentazione dei piani attuativi da parte delle singole Aziende sanitarie. Il vicepresidente con delega alla Salute Riccardo Riccardi spiega l’attesa con la volontà di studiare misure sartoriali per il Fvg, ma le opposizioni denunciano una gestione in affanno e poco trasparente, a cominciare dalla mancata convocazione dell’audizione che annualmente viene organizzata entro febbraio per ragguagliare il Consiglio regionale sui tempi d’attesa della sanità.
A non aver ancora adottato un piano regionale sono al momento Fvg, Provincia di Bolzano, Basilicata e Sardegna, ma nei primi due casi gli enti territoriali non hanno neppure recepito l’intesa Stato-Regioni e potrebbero presto entrare nel mirino del ministero della Salute. A rispettare i tempi sono state invece Sicilia, Emilia Romagna, Marche, Puglia, Valle d’Aosta e Veneto. In leggero ritardo, ma comunque adempienti, tutte le altre Regioni che stanno aderendo al piano che fissa tra l’altro il nuovo limite di 120 giorni per le prestazioni programmate, il possibile blocco dell’intramoenia in caso di sforamento dei tempi d’attesa, l’opportunità di rivolgersi al privato pagando solo il ticket in caso di non rispetto dei tempi.
Riccardi rivendica la volontà di non aderire pedissequamente alle linee nazionali: «La Regione poteva adottare direttamente il Piano nazionale e, davanti a eventuali criticità, affermare che era colpa del piano. O calare i contenuti del piano sulla composita realtà regionale». Da qui la decisione di non recepire il piano e dar vita a un gruppo di lavoro capace di produrre un documento che armonizzi le linee nazionali con i provvedimenti già assunti nel tempo dalla Regione nel tentativo di abbattere le liste d’attesa.
Per l’assessore, il Fvg «quindi non solo sta adempiendo al Piano nazionale ma ne sta elaborando uno specifico, dopo aver responsabilizzato i direttori generali delle Aziende vincolando parte della loro premialità agli obiettivi di contenimento dei tempi delle liste». Intanto Riccardi evidenzia che «il percorso del Piano regionale sarà ultimato la prossima settimana e con la prima riunione di giunta di settembre sarà possibile deliberare».
I tempi sono però in contrasto con quelli del ministero, che ha previsto che le Regioni recepiscano il piano nazionale e adottino il proprio piano regionale entro due mesi dall’accordo chiuso il 21 febbraio. Anche perché solo dopo quel passo le Aziende possono dar vita ai rispettivi piani attuativi, il cui varo era stabilito per la fine di giugno con una scadenza che al momento vede comunque in ritardo molte strutture italiane. Il tema è fra i più delicati, perché sono i tempi delle prestazioni a dire molto sulla performance del sistema e a spingere o meno i pazienti a rivolgersi al privato, con i costi che ne conseguono e che non tutti possono permettersi. Le statistiche italiane parlano d’altronde di quattro milioni di persone costrette a rinunciare alle cure per ragioni di carattere economico.
L’opposizione critica l’impostazione della Regione. «Il mancato recepimento del nuovo Piano nazionale – dice il dem Cristiano Shaurli – è grave e conferma una condizione di non-governo e pesanti ritardi a livello centrale, con ricadute a livello delle Aziende e disagi soprattutto per i cittadini. Fedriga cominci a fare il presidente». Ancora dal Pd Nicola Coficoni sottolinea che «dopo più di un anno abbiamo solo visto un ridisegno dei confini di alcune Aziende sanitarie, per il resto nulla». Duro anche il grillino Andrea Ussai: «Continuiamo a ricevere segnalazioni su criticità per quanto concerne i tempi di attesa. L’assessore assicura che è operativo un apposito gruppo di lavoro ma l’approvazione sarebbe dovuta avvenire entro il 21 aprile. Nel 2019 è stata intanto disattesa la norma che prevede la presentazione in Commissione entro febbraio di ogni anno di una relazione che documenti lo stato di attuazione della legge regionale sul contenimento dei tempi di attesa. Finora l’unica risposta è il ricorso ai privati con la previsione di un finanziamento di almeno il 40% delle risorse attribuite per abbattere le liste di attesa al privato, in aggiunta al budget già assegnato». —
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