Gli operai assenteisti di Fogliano ora chiedono la messa in prova

L’istanza avanzata dall’avvocato, il gup deciderà sull’ammissione che consente di evitare il processo in cambio della prestazione di un lavoro di pubblica utilità

FOGLIANO I due operai pubblici di Fogliano Redipuglia, denunciati nelle scorse settimane dalle Fiamme gialle di Gorizia per le ipotesi di reato di truffa e peculato, su inchiesta della Procura della Repubblica coordinata dal sostituto Valentina Bossi e passata alla cronaca col nome in codice “Fuori dal Comune”, hanno chiesto la messa alla prova. Si tratta di un istituto che prevede, in determinati casi, la sospensione del processo, attivabile sin dalla fase delle indagini preliminari e attraverso la quale è possibile pervenire a una pronuncia di proscioglimento per estinzione del reato, laddove il periodo di prova cui accede l’indagato si concluda con esito positivo. Niente dibattimento.

In pratica i due operai comunali, assistiti entrambi dall’avvocato Alessandro Franco, presenteranno al giudice un programma di lavoro di pubblica utilità, che presteranno gratuitamente, da portare avanti presso uno degli enti convenzionati con il Tribunale di Gorizia: da un’associazione a una municipalità, ovviamente diversa dalla parte offesa, cioè l’amministrazione di Fogliano Redipuglia. Alla prossima udienza, che il gup Isidoro Colombo ha fissato a metà novembre, i due dovranno produrre una dichiarazione di disponibilità da parte dell’istituzione prescelta e il magistrato si esprimerà sull’ammissione e concessione della messa alla prova e, in caso affermativo, sulla durata dell’attività prospettata. In caso di un successivo esito positivo, l’iter si concluderà con l’estinzione dei reati.

Come riferito dall’avvocato Franco i due operai comunali – accusati dai finanzieri della compagnia di Gorizia di assentarsi, durante l’orario di lavoro, ingiustificatamente e per ragioni personali, anche con l’utilizzo indebito dell’auto di servizio, una panda – hanno già «provveduto a risarcire, attraverso un bonifico, il Comune di Fogliano». Partendo dalle ipotesi accusatorie formulate si è stabilito un danno di circa 300 euro per un operaio e 400 per l’altro, due uomini sui 40-50 anni, con discreta anzianità di lavoro, uno residente in paese, l’altro a Villesse. La somma si riferisce alla durata delle indagini, un anno e mezzo circa, da gennaio 2016 a giugno 2017, lasso durante il quale i due uomini sono stati pedinati da militari in borghese a piedi o con un’autocivetta, fotografati e seguiti pure con un gps piazzato di nascosto e all’insaputa di tutti, pure del Comune, sull’auto di servizio e sulla vettura privata di uno degli addetti. A quelle cifre si sommerà il danno d’immagine, normalmente valutato dalla legge nel doppio di quello materiale.

La formalizzazione della richiesta di messa alla prova è stata avanzata dal legale Franco: «Sono stati i due lavoratori a scegliere questa strada». Affrontare un processo, indipendentemente dagli esiti, richiede sempre un dispendio non irrilevante di risorse economiche. «È un diritto degli assistiti poter chiedere di aver accesso a questa modalità, starà al giudice, che ha rinviato l’udienza a metà novembre, stabilire se concederla».

La messa alla prova non deve confliggere con la professione, pertanto, se ammessa, potrà essere svolta dagli operai comunali al termine del normale orario di lavoro. Nei loro confronti, al momento, non risultano infatti presi provvedimenti da parte dell’ente. Il sindaco Cristiana Pisano aveva due settimane fa dichiarato di attendere «un eventuale rinvio a giudizio» prima di valutare sospensioni o altri provvedimenti disciplinare. Si vedrà, nelle prossime ore, cosa intenderà fare alla luce di questa nuova svolta nel caso. –


 

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