Gorizia, parlano i richiedenti asilo: «Siamo solo di passaggio»

GORIZIA Sono di passaggio. Resteranno qui sino a quando non avranno ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato politico, poi se ne andranno altrove. Perché «Gorizia è troppo piccola per trovare lavoro», perchè «in un luogo di confine è più difficile individuare un’occupazione».
L’indagine-pilota sui richiedenti asilo “I barconi dei Balcani” condotta dall’Istituto di sociologia internazionale (Isig) di Gorizia non cerca di dare risposte solamente ai perché viene scelta la nostra città come mèta finale dei viaggi della disperazione ma dedica un importante capitolo alle “Prospettive future” per capire quanto durerà la permanenza dei profughi nelle nostre zone.
E si evidenzia chiaramente che siamo e continueremo ad essere «terra di passaggio». Difficilmente, queste persone (una volta riconosciute come rifugiati politici) rimarranno qui e si costruiranno una nuova vita in loco perché, se ne sono accorti pure loro, Gorizia è bella ma non offre grandi possibilità lavorative o sbocchi professionali.
Le interviste ai profughi presenti in città, torniamo a ricordarlo, sono state realizzate dai ricercatori Isig nello scorso mese di maggio al Nazareno e alla mensa di piazza San Francesco. Ne è nato un contributo di conoscenza di assoluta rilevanza che permette di conoscere più da vicino queste persone in cerca di aiuto, comprendendone le dinamiche.
Il futuro degli immigrati Per quanto riguarda le preferenze rispetto alla città o alla nazione in cui vivere in futuro, dalle risposte fornite, è stato possibile definire tre “macro-tendenze”. In generale, per quanto riguarda la città o lo Stato in cui stabilirsi in futuro, gli intervistati hanno espresso il desiderio di trasferirsi in altre grandi città italiane, soprattutto Milano o Roma, per via delle maggiori possibilità che una metropoli offre sia dal punto di vista lavorativo che sociale, e poter incontrare quindi «più persone della stessa comunità».
C’è poi una schiera di richiedenti che ha come unico criterio rilevante nella scelta del luogo in cui vivere la possibilità di trovare lavoro, «non importa dove». C’è anche chi, ma il numero è minimale, ha espresso il desiderio di vivere e trovare lavoro «preferibilmente» a Gorizia, considerata in generale «una città tranquilla».
Alcuni intervistati non sono stati in grado di esprimere una preferenza in questo senso, perché appena arrivati, perché ancora confusi rispetto al proprio futuro o perché ancora in attesa di avere «conferma o meno dello status di rifugiato». «In generale - si legge ancora nell’indagine dell’Isig - emerge, quale dato rilevante, l’intenzione dei rispondenti di rimanere in Italia. In vista di trovare un lavoro e una sistemazione, tanti intervistati hanno detto di voler “imparare l’italiano”».
Lavoro e famiglia «Pensando al proprio futuro, alcuni intervistati hanno inoltre espresso il desiderio, una volta stabilizzati, di essere raggiunti dalla famiglia (da mogli e figli). Per quanto riguarda le prospettive in ambito lavorativo - annotano i ricercatori Isig - i dati sono eterogenei. Circa un terzo degli intervistati sembra avere le idee chiare sul lavoro che vorrebbe fare in futuro: c’è chi vorrebbe “lavorare in ospedale”, aprire “un negozio di alimentari con prodotti italiani e pakistani”, “aprire un’attività come barbiere” o “un lavoro da ufficio”.
Altri vorrebbero invece “portare a termine gli studi”. Il livello di istruzione è più elevato per i pakistani, così come decisamente buona è la conoscenza della lingua inglese. Gli afghani, invece, hanno un’istruzione medio-bassa.
In relazione alla conoscenza degli aspetti legali connessi alla richiesta di asilo, le informazioni in possesso degli intervistati sono state reperite tramite Internet prima di arrivare a Gorizia; in loco tramite agenti di polizia incontrati per strade o direttamente in Questura e attraverso altri richiedenti asilo già presenti a Gorizia; grazie agli operatori sociali presenti al Nazareno o ai volontari che offrono loro un aiuto importante.
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