I codici bianchi sono troppi. A Gorizia pronto soccorso in difficoltà

La situazione peggiore all’ospedale di Monfalcone dove costituiscono il 38,8% degli accessi. Basterebbe un effettivo potenziamento dei servizi territoriali
Un cartello con i codici di accesso del "Triage"
Un cartello con i codici di accesso del "Triage"

Vengono connotati con il “codice bianco”. E sono i casi meno gravi, quelli per cui il paziente potrebbe tranquillamente rivolgersi al proprio medico di medicina generale. Eppure continuano ad essere molti (anzi troppi) gli isontini che si rivolgono al Pronto soccorso, intasandolo.

Una premessa è doverosa: il problema è globale e non è certamente un’esclusiva del nostro territorio. Basta dare una scorsa ai titoli dei giornali locali di tutta Italia. Periodicamente, appaiono articoli e servizi in cui si evidenzia il numero eccessivo di codici bianchi che finiscono con il “creare” file snervanti e interminabili nei diversi Pronto soccorso dislocati nel Belpaese: succede in Sardegna, succede in Veneto, il problema si replica in Lombardia, nel Lazio, in Campania. Praticamente, dappertutto. Gorizia e Monfalcone, insomma, non si sotraggono alla regola. Anzi, nel capoluogo di provincia la situazione è ancora (abbastanza) sotto controllo. Più problemi nell’astanteria della città del sindaco Altran dove la percentuale di codici bianchi schizza in alto.

I numeri nel dettaglio Ma analizziamo i dati. Dal primo gennaio al 31 dicembre del 2013 gli accessi al Pronto soccorso goriziano sono stati 22.685, dei quali il 15,9% per codici bianchi (nessuna urgenza), 62,1% per codici verdi (lesioni o problematiche di urgenza minore, ma che vanno comunque curate), il 19,7% per i codici gialli (casi urgenti), il 2,4% per i codici rossi (emergenze con paziente in pericolo di vita). Riguardo all’ospedale monfalconese (in questo caso i dati sono aggiornati al 2012 ma la tendenza del 2013 è stata praticamente la stessa), i casi più gravi (rosso) hanno inciso per lo 0.7%, quelli non gravi (bianchi) per il 38,8%. Effettivamente, i codici bianchi continuano ad essere tanti, anzi troppi.

Da evidenziare la professionalità degli operatori che, pur sottoposti ad elevate dosi di stress, mantengono la lucidità e mettono nelle condizioni migliori i pazienti. Andando oltre, il codice più frequente a livello provinciale è il verde (costituisce il 54,2 per cento), il giallo equivale invece al 13,7%. Nel dato complessivo sono compresi anche i dati del presidio stagionale di Grado dove, addirittura, i codici bianchi costituiscono il... 65,3 per cento.

Trieste, ressa al pronto soccorso tra proteste e lunghe attese
Foto BRUNI Trieste 19 02 04 pronto soccorso di Cattinara

Il metodo del Triage Ma ecco un utile ripasso su come è regolamentato l’accesso in un qualsiasi Pronto soccorso. Ogni giorno le astanterie si trovano ad accogliere un gran numero di pazienti che presentano priorità diverse e diverse tipologie di problemi: proprio per questa ragione nelle strutture sanitarie si attua un primo approccio che stabilisce un “legame relazionale” con il paziente diminuendo il suo eventuale stato d’ansia e, allo stesso tempo, stabilisce l’ordine con il quale i pazienti verranno sottoposti a visita medica. Con il termine “Triage” in Pronto soccorso si intende quindi un insieme di procedure codificate che permettono la valutazione delle priorità assistenziali delle persone che si presentano, stabilendo un ordine di accesso alla visita medica ponderato alla gravità dei sintomi accusati. Il metodo del Triage permette di stabilire un ordine tra i soggetti che vi giungono, dando le apposite cure prima ai casi con una priorità maggiore e di seguito quelli con priorità minore. Il grado di urgenza di ogni paziente è rappresentato da un codice colore assegnato all'arrivo, dopo una prima valutazione messa in atto da un infermiere preposto a questo compito.

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