«I corsi obbligatori erano finti» Operai ascoltati dai carabinieri

Terminati sabato gli interrogatori degli ex operai della Montaggi in un ufficio messo a disposizione dal cantiere. Primi riscontri alle denunce già raccolte



«Quei corsi erano finti». È la frase che i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Gorizia si sono sentiti ripetere la scorsa settimana, tra le pareti di un ufficio dello stabilimento Fincantieri. Sabato gli interrogatori degli ex dipendenti de La Montaggi srl, finita al centro dell’attività investigativa coordinata dal sostituto Ilaria Iozzi che una settimana fa ha portato all’arresto, sempre a Panzano, di Victor Julio Araujo Gomez, l’imprenditore quarantenne di origini venezuelane e residente a Redipuglia, co-titolare della ditta, cui la Procura contesta le ipotesi di reato di estorsione, minaccia aggravata e sfruttamento del lavoro, si sono conclusi.

La raccolta delle sommarie informazioni (a titolo di persone informate dei fatti), iniziata mercoledì, si è protratta ogni giorno per cinque ore di fila, dalle 8.30 alle 13.30, in uno spazio messo a disposizione da Fincantieri, che nell’intento di fare “piazza pulita” ha radiato la società dall’albo dei fornitori. Gli ex lavoratori – una ventina prima dello scoppio del caso – non hanno perduto l’impiego, ma sono stati assorbiti in toto da altra realtà: la Petrol lavori, operante nel medesimo settore. A turni di almeno tre dipendenti al giorno i militari hanno dunque proceduto nell’acquisizione delle testimonianze, sul cui contenuto vige il più stretto riserbo. Ascoltata anche l’ex segretaria della ditta.

Da indiscrezioni le ipotesi investigative perseguite dalla Procura di Gorizia, per le quali il gip Cesare Isidoro Colombo ha confermato giovedì il mantenimento della custodia cautelare in carcere nei confronti di Araujo Gomez, troverebbero riscontro. Circa sette lavoratori, stando a quanto trapelato, avrebbero confermato la pratica dei corsi fittizi: delle 60 ore prescritte di lezione, gli operai ne avrebbero svolte solo un paio, quelle dell’esame finale. Un test forse “pilotato”, data la frequenza non regolare. Uno dei filoni dell’operazione Cash and carry, così ribattezzata dai carabinieri del Nucleo investigativo guidato dal tenente colonnello Pasquale Starace, aveva già visto la denuncia a piede libero per falso di sette persone, tra docenti e organizzatori dei corsi nel Padovano, referenti di un’agenzia di Selvazzano.

Da quanto reso noto una settimana fa le indagini «hanno appurato che i lavoratori durante le ore previste per il corso (su come svolgere in sicurezza la realizzazione dei ponteggi, ndr), erano stati invece impiegati in cantiere nell’attività lavorativa». Non solo: il costo di 600 euro «veniva addebitato ai singoli dipendenti mediante un’ulteriore illegale decurtazione della paga mensile». Sempre per i carabinieri «l’indagato, in qualità di capo cantiere, sottoponeva gli operai a proibitive condizioni lavorative, con turni di lavoro superiori alle 10 ore giornaliere, retribuendoli solo parzialmente». Perfino alcuni infortuni sarebbero stati omessi, con l’obbligo a dichiararli incidenti domestici. Ma Araujo Gomez, attraverso il suo legale, l’avvocato d’ufficio Stefano Podlipnik, nega le “trattenute” sotto minaccia di licenziamento, parlando invece di «prestiti» e asserendo di poter, in alcuni casi, provare quanto asserito con pezze giustificative. –



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