I monumenti raccontano il sacrificio dei Caduti «Un messaggio ai giovani»

RONCHI
Anche a Ronchi dei Legionari si è ricordato il 4 Novembre, anniversario della vittoria nella Prima guerra mondiale, giornata dedicata all’unità nazionale ed alle forze armate. Come è ormai consuetudine, l’iniziativa è stata proposta ieri mattina, quando amministratori locali, assieme alle rappresentanze delle associazioni combattentistiche e d’arma ed il gonfalone decorato con medaglia d’argento al valor militare, scortato dalla Polizia locale, hanno deposto corone d’alloro ai piedi dei cippi e dei monumenti che ricordano il sacrificio di tanti ronchesi caduti durante le due guerre mondiali. Un momento importante di raccoglimento e di monito alle nuove generazioni perché non dimentichino quei tristi momenti della nostra storia ed attraverso il ricordo possano costruire un futuro di pace e di amicizia. I partecipanti hanno sostato dinnanzi al monumento della Resistenza di piazza Unità, al cippo dedicato ai Carabinieri uccisi nella strage del Pilastro, a quello dedicato ai caduti di via San Lorenzo, al cimitero civile ed in altri luoghi della città nei quali si ricordano coloro che hanno combattuto ed immolato la propria vita per gli ideali che sono quelli della Patria, della democrazia e della libertà. Ultima tappa al monumento dedicato ai caduti della patria, inaugurato il 29 settembre 1968 e che venne eretto dopo numerosi contrasti politici all’interno della comunità ronchese. «È doveroso – ha detto il sindaco, Livio Vecchiet - ricordare i caduti durante tutte le guerre, che hanno sacrificato il dono della vita ed hanno contribuito a costruire la storia del nostro Paese. Uomini, giovani che hanno sacrificato la loro vita a causa di avventure militari frutto di politiche di espansionismo, frutto di politiche coloniali per costruire un impero virtuale, politiche improvvisate senza badare alle terribili conseguenza che avrebbero comportato. Oggi più che mai dobbiamo ricordare con grande dolore le guerre che ha sostenuto la nostra nazione, sperando che in futuro questo non accada mai più. Ma dobbiamo con forza sottolineare e ricordare il nostro passato, la nostra memoria ai nostri giovani, non dimenticando che un popolo che non ricorda la propria storia non ha futuro». —
LU.PE.
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