I tuffi dall’Ursus trascinano “Mare Nordest” alla consacrazione

Il carattere di fondo ecologista, il conseguente lavoro con le scuole e, soprattutto, l’impatto popolare determinato in questo caso dal “reclutamento” dell’Ursus per il “Tuffi Show”.
Sono le tre credenziali che hanno permesso all’edizione 2019 della manifestazione “Mare Nordest”, andata in scena nel fine settimana, di essere l’edizione della maturità, o, per lo meno, quella del fatidico “salto di qualità” basato su un maggior coinvolgimento della città e sul relativo riverbero mediatico.
Cultura del mare sempre protagonista, certo, ma qui servita con un lessico meno formale (ridotte infatti le conferenze) e più dosato per far affluire la gente sulle Rive: un tema che ha dovuto fare i conti con gli strali del maltempo ma che alla fine ha dato i suoi frutti. La mossa vincente? Ha un nome, una stazza e una storia: si chiama Ursus, la gru galleggiante che stamane, ultimata la nuova trafila di timbri e permessi, se ne tornerà alla dimora di Molo IV, il pontone che abiura il disarmo dimostrandosi oramai avezzo alle prime pagine, in un modo o nell’altro. Nel 2011 tentò una “fuga” dal pontile, stringendo un patto con la bora in un giorno di bufera: di recente ha vestito una parte iconica nella sceneggiatura della serie televisiva “La Porta Rossa”, ma è con Mare Nordest che ha voluto offrire l’acuto imprevisto, approdando nei paraggi del Molo Audace e tramutandosi nel palco dei tuffi dalle grandi altezze.
Insomma: uno spettacolo ben digerito dai triestini, una sorta di scommessa che “Mare Nordest”, assieme alle mediazioni di Fulvio Belsasso della Trieste Tuffi, dello storico campione olimpico Klaus Dibiasi e dello stesso vicesindaco Paolo Polidori, ha fatto ben valere anche tra la pioggia battente: «L’idea dell’Ursus e dei tuffi ha colpito il cuore dei triestini – afferma Roberto Bolelli, uno degli ideatori della manifestazione assieme a Edoardo Nattelli – e mai come quest’anno abbiamo avuto contatti anche dal resto dell’Italia e oltre. Il progetto ci è servito da vero trampolino di lancio, con echi impensabili nel Villaggio sulle Rive, si pensi ad esempio alla grande affluenza al gazebo della Polizia di Stato, impegnata nella campagna di educazione ai bimbi».
Un salto qualitativo da 27 metri, dunque, ma non solo. La “ottava” di Mare Nordest (ri)dipinge il manifesto ecologista grazie anche ai ponti con l’Università, gli enti di ricerca, l’Accademia nautica diretta da Bruno Zvech e, soprattutto, con le scuole, come il Nautico Galvani e il Liceo Galilei.
Prassi immutata, quindi, nelle varie operazioni in mare, dove apneisti, sub e volontari (vedi l’apporto del Club del Gommone) non hanno mancato all’appello delle testimonianze sul campo.
Il futuro? L’Ursus non potrà starsene più in panchina ma il prossimo “asso” da giocare, concordano gli organizzatori, dovrebbe ben sposarsi con le istanze di Esof2020 per una celebrazione storica di Trieste.—
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