Il Comune inserisce Gratton tra i personaggi in lizza per l’intitolazione di una struttura

la ricorrenza
Talvolta scanzonato, ironico, generosissimo. Coriaceo – e non per niente ribattezzato “il Toro” – però anche veloce, sul campo una scheggia. Insomma: un centrocampista tutto d’un pezzo. Questo e molto altro ancora è stato Guido Gratton: atleta del Crda, gloria della Fiorentina e maestro di tennis per i bambini una volta archiviata la carriera calcistica, che comunque lo vide ben 11 volte convocato in Nazionale. La sua incredibile storia, soprattutto la straziante fine (l’assassinio nel 1996 rimasto insoluto e con ogni probabilità perpetrato da balordi alla ricerca di pochi spiccioli), nella ricorrenza del 90° anniversario dalla nascita a Monfalcone del valente atleta, ha spinto l’amministrazione a inserire pue il nome di Gratton tra le figure meritevoli di menzione. Meglio: di intitolazione di uno dei beni immobili dell’ente. «Lo stadio dell’Ufm, per esempio, o magari l’impianto di tennis, dato che la racchetta è stata il simbolo della sua rinascita sportiva», spiega la sindaca Anna Cisint. Non erano gli anni del pallone dorato: non giravano i miliardi attorno alla sfera, i professionisti dello sport non godevano neppure dei contributi pensionistici, così capitava che dopo una dignitosissima carriera sul campo ci si dovesse reinventare per la sopravvivenza quotidiana. Cosa fatta anche da Gratton, in Toscana, con l’apertura di un circolo tennistico, come ricordano i familiari del calciatore viola, che hanno apprezzato il ritratto emerso un paio di giorni fa su queste colonne e riaffiorato a distanza di oltre vent’anni dalla scomparsa, nel 1996. Sono Enrico e Silvia Altran, il primo organista alla Marcelliana, la seconda ex sindaca. Che raccontano un aneddoto che dà la cifra dell’uomo: «Un giorno, da ragazzino, stava rientrando a casa, in via San Gabriele, durante un acquazzone. La strada non era asfaltata e per non rovinare le scarpe camminava scalzo, tenendole in mano. Le cugine lo prendevano in giro e lui rispose: “Ridete, ridete adesso, ma un giorno questi piedi guadagneranno tanti soldi”. E aveva ragione».
La mamma di Silvia Altran era cugina di Gratton. In famiglia, il calcio si masticava. Il nonno Guido Rigotti giocava con la Sampdoria, un fratello era allenatore del Milan. «Ritornava spesso qui perché era affezionatissimo alla nonna Antonia – dice l’ex sindaca –. Guido Gratton era una brava persona, un atleta generoso, ma pure una persona allegra, che non si prendeva mai troppo sul serio, ironica. Ha avuto una bella carriera, una fine ingiusta». La famiglia si recava a Firenze per seguire i suoi match e Gratton accoglieva sempre tutti a braccia aperte. Silvia Altran c’era, tra i 5 mila a Santa Croce, per i funerali del calciatore. E di quella giornata tristissima ricorda che «nel silenzio surreale un amico gridò forte “Ciao Guido” e la tensione si stemperò in lacrime e applausi: c’erano calciatori e personaggi famosi, tutti lo amavano e tutti erano sconvolti». —
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