Il Dragone, Orban e i turco-danesi, gli occhi stranieri sulle banchine

Il focus
Diego D’Amelio
Parlano cinese, tedesco, ungherese e arabo i gruppi economici oggi interessati a investire nel porto di Trieste. Più dell’antico scalo è tuttavia il porto nuovo a fare gola, tanto più dopo il memorandum firmato con il Dragone, che ha oscurato l’attenzione manifestata sottotraccia da soggetti provenienti da altri paesi.
I destini economici della città attirano sempre più l’attenzione della stampa estera, ma non è certo grazie agli articoli del New York Times o della Frankfurter Allgemeine che il mondo imprenditoriale si è accorto delle opportunità offerte dal porto più settentrionale del Mediterraneo.
I rapporti col Far East non sono cosa degli ultimi mesi. La trattativa sulla Piattaforma logistica tra China Merchants Group e la cordata Parisi-Icop è cominciata un paio d’anni fa, anche se ha rallentato di pari passo allo slittamento di un semestre della conclusione dei lavori. Alla nuova banchina hanno guardato in passato anche le Autorità portuali di Dubai e Singapore, ma quella di Cmg sembra la pista più concreta. China Communications and Construction Company ha firmato intanto il protocollo d’intesa che ha inserito il porto di Trieste nella Via della seta e che potrebbe sfociare nella collaborazione per il rafforzamento delle ferrovie che collegano lo scalo e in forme di presenza dell’Autorità portuale in terminal portuali cinesi. Cccc ha mostrato interesse anche per la realizzazione dell’allungamento del Molo VII.
Le prospettive di sviluppo del Nord Adriatico hanno attirato nei mesi scorsi pure l’interesse arabo, con la venuta a Trieste di rappresentanti della Qatar Free Zone Authority. Ma il territorio calamita anche occhi meno esotici e il Porto vecchio ha ad esempio già visto rincorrersi voci sull’appetito austriaco per l’area ex Greensisam, dove fino a qualche tempo fa si parlava di realizzazione di due hotel fronte mare. Lo scorso anno i quattro magazzini accanto sono stati invece visitati da società svizzere e belghe, ma tutto ancora tace e d’altronde anche gli interessi sul Porto nuovo sono stati manifestati ma non ancora trasformati in fatti.
Non così tra Molo V e Molo VI, dove i danesi di Dfds stanno lavorando in prospettiva all’unificazione delle due infrastrutture attraverso l’acquisizione di società turche come Un ro-ro ed Ekol. E vicina alla chiusura pare anche la partita della concessione che riguarda l’area ex Teseco, su cui è in atto una trattativa fra le imprese italiane che occupano i terreni dell’ex raffineria Aquila e una società pubblica che il governo ungherese utilizzerà come veicolo per acquisire la concessione dei terreni inquinati che sorgono nella parte orientale del porto. —
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