«Il futuro è soltanto gas, sul piatto 500 milioni»

L’ad di A2A: «Impiegheremo 50 addetti. No al termovalorizzatore perché nel Fvg non c’è materiale per alimentarlo»
Bonaventura Monfalcone-11.02.2016 Centrale A2A-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-11.02.2016 Centrale A2A-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura



A2A Energie future presenterà lunedì ai ministeri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente il suo progetto per la realizzazione di un impianto a ciclo combinato alimentato a gas nell'area dell'attuale centrale termoelettrica. Lo ha comunicato l'amministratore delegato della società Giuseppe Monteforte rispondendo alle domande, un fuoco di fila, dei consiglieri comunali componenti della commissione Programmazione economica territoriale. L'ad ha chiarito, cercando di fugare le forti perplessità in merito del sindaco Anna Cisint, che la società ritiene il progetto valido a prescindere dal bonus garantito dal capacity market, alle cui aste A2A non ha partecipato. «Queste aste non hanno però esaurito la richiesta di Terna, mancano ancora 1500 megawatt al Nord e quindi ci sarebbe spazio per la centrale di Monfalcone», ha aggiunto Monteforte, confermando il volume dell'investimento in città: 320 milioni per il ciclo combinato che salgono a 500 con la realizzazione delle altre azioni necessarie a saturare l'intera occupazione attuale.

Dipendenti. Nel nuovo impianto A2A conta di impiegare 50 addetti sui 113 ora presenti nella centrale, dove la società punta a realizzare un impianto fotovoltaico. In questo caso il progetto sembra già a buon punto, tanto da poter essere presentato a marzo alla Regione. Si sta invece ancora ragionando, secondo quanto affermato dall'ad, sulla conversione degli attuali alternatori per consentire servizi di regolazione del servizio elettrico. Tra le componenti del piano complessivo anche la creazione di un sistema di storage dell'energia sempre in funzione di regolazione del sistema elettrico.

Materiali riciclabili. A2A ha ribadito come potrebbero essere realizzate azioni di economia circolare nel campo della gestione dei materiali riciclabili e dei rifiuti industriali, oltre che nella produzione di biogas con l'impiego della frazione umida. «Solo nel caso in cui ci sia però un interesse del territorio», ha chiarito Monteforte, scartando in modo netto la realizzazione di un termovalorizzatore. «In regione non ci sarebbe il materiale per alimentarlo», ha detto. Esclusa anche una produzione in contemporanea del nuovo impianto, che la società pensa possa entrare in funzione a gas in 24 mesi dall'autorizzazione (quindi entro il 2023, due anni prima del termine stabilito a livello nazionale per l'uscita dal carbone), e dei gruppi alimentati a carbone.

La bonifica. L'attenzione di diversi commissari, a iniziare dal dem Gianfranco Zorzin, si è concentrata, quindi, anche sul futuro dell'attuale impianto, ciminiera compresa. Le risposte potrebbero in questo caso non essere state soddisfacenti per una parte dei commissari, dei rappresentanti dei comitati rionali e delle associazioni ambientaliste che giovedì pomeriggio hanno voluto essere presenti all'audizione, assieme ai rappresentanti dei lavoratori della centrale e al segretario della Cgil Thomas Casotto. La società, che tenterà di vendere i macchinari ora in uso, di fatto è tenuta solo a mettere in sicurezza le strutture esistenti per evitare dispersione di materiali inquinanti o rischi connessi alla loro presenza. Sul fronte demolizioni non pare quindi ci sia al momento alcuna previsione.

Curiosità. Sul futuro della ciminiera alta 150 metri la società si è detto aperta al volere del territorio rispetto sia alla sua distruzione sia alla sua trasformazione «in attrazione turistica», assicurando invece una bonifica del carbonile. E la volontà di valorizzare il sito, anche nel caso in cui il progetto del nuovo impianto non sia autorizzato, anche se, come ha detto Monteforte, la società ha solo un piano A ed è quello relativo alla costruzione del nuovo impianto e degli interventi collegati. —





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