Il questore: droga, non inquisizione ma controlli

Zonno: daremo un quaderno informativo agli studenti. I presidi: basta con le azioni spettacolari
di Corrado Barbacini
«Non siamo inquisitori. Siamo e saremo presenti nelle scuole di Trieste perché la polizia deve essere presente, a portata di mano. La nostra presenza ha lo scopo di scoraggiare i malintenzionati, così come gli spacciatori. I ragazzi, la gente, molte volte sono anche contenti di essere controllati».


Non ha dubbi il questore Francesco Zonno. Spiega le ragioni della grande attenzione che la polizia tiene nei confronti delle scuole. Aggiunge: «Quelli attuati sono interventi mirati sul territorio. Sono convinto che questa sia la strada giusta per prevenire lo spaccio di droga. Nei prossimi mesi distribuiremo a tutti gli studenti triestini un quaderno con una serie di informazioni stampate sulle quattro copertine. Ci saranno numeri di telefono e anche consigli. Questi quaderni potranno essere molto utili proprio per diffondere tra i giovani il significato della legalità e creare fiducia nei confronti delle istituzioni. Li distribuiremo in occasione di una cerimonia con i responsabili provinciali dell’istituzione scolastica. Non dobbiamo e non vogliamo fare dei blitz, ma prevenire e cioè evitare, assieme agli insegnanti e ai genitori, che il problema diventi grave. A Trieste la situazione della diffusione della droga non è peggiorata rispetto allo scorso anno e non sono questi i casi in cui si interviene pesantemente in modo repressivo. La scuola fa parte di una nostra strategia: il messaggio è quello di far capire alla gente che siamo qui. È un segnale ben preciso. Per questo chiediamo la collaborazione di tutti».


Quello del quale parla il questore è un progetto nato qualche giorno fa all’interno del Comitato ordine e sicurezza presieduto dal prefetto Giovanni Balsamo, e che ora ha preso corpo. Ieri mattina si è svolta in questura una riunione operativa alla quale hanno partecipato tutti i funzionari. Lo scopo era quello di organizzare un servizio che proseguirà probabilmente per molto tempo. Spiega il prefetto Giovanni Balsamo: «Il problema della droga è reale, e la funzione dei controlli non è repressiva, ma piuttosto preventiva. Si tratta di misure di dissuasione». E poi annuncia: «Presto incontrerò i dirigenti scolastici per effettuare un lavoro comune. Mi rendo conto che il mondo della scuola ha una sua visione. Ma occorre un’attenzione sempre maggiore».


«È inutile negare che il problema esiste e coinvolge molti giovani», dice Patrizia Sain, preside del liceo classico Dante Alighieri, «ma non si può pensare alla repressione come soluzione. Dare una mano significa sensibilizzare gli studenti sui pericoli. La questione va sempre risolta con delicatezza e buon senso. Con le forze dell’ordine abbiamo sempre adottato una logica di mediazione. Effettuare azioni spettacolari non giova a nessuno e non risolve i problemi. L’anno scorso si era verificato un caso relativo a un giovane e la situazione era stata tenuta sotto controllo. La collocazione dell’edificio crea non pochi problemi. Spesso dopo i weekend troviamo fuori dell’edificio, in strada, di tutto e di più. Ma sono giovani che non frequentano questa scuola. Lo ripeto, la repressione non serve. Occorrono il controllo, il monitoraggio e l’educazione».


Donatella Bigotti, preside del liceo classico Petrarca, è perentoria: «Non credo che vi sia la necessità di controlli sugli studenti. Credo che comunque qualche controllo dovrà essere effettuato al di fuori dell’edificio scolastico. Sarà comunque fondamentale l’incontro con il prefetto. È attivo un sistema di sorveglianza: questa è la nostra prevenzione. Gli insegnanti sorvegliano i ragazzi».


«È necessaria una collaborazione», ammette Franco De Marchi, preside del liceo sociopedagogico Carducci: «La repressione è necessaria quando ci si trova di fronte a un reato. Ritengo che debbano essere tutelati i diritti di tutti e penso che la collaborazione con le forze dell’ordine possa essere un aiuto necessario in questa direzione».

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