Il rito di Natale sott’acqua vince anche sul maltempo

Successo per l’ormai tradizionale messa celebrata sui fondali davanti a piazza Unità tra sommozzatori, apneisti, unità cinofile di salvataggio, alpini e surfisti in pagaia
Silvano Trieste 26/12/2017 Messa Sub
Silvano Trieste 26/12/2017 Messa Sub
Il maltempo non ha tenuto lontano gli attori, dai subacquei agli apneisti, sino ai volontari e alle stesse unità cinofile, né ha rovinato la cornice prevista. È ormai un classico il Natale Sub di Trieste, manifestazione a cura del Sub Sea Club giunta ieri alla sua 41.ma edizione, l’11.ma consecutiva allestita nell’area della Scala Reale, antistante piazza Unità. Pioggia a singhiozzo e clima da divano post abbuffate natalizie. Scenari che non sono tuttavia bastati per disertare la tappa della mattinata di Santo Stefano, che raduna buona parte delle sigle della provincia e della regione impegnate in attività subacquee, una sorta di piccola Woodstock di bombole, maschere e boccaglio, appuntamento che coniuga il respiro sacrale del Natale con l’aspetto fondamentale di questa particolare disciplina, quello dell’esperienza sul campo, a contatto con i fondali marini. Una sessantina abbondante gli iscritti, tra subacquei, apneisti e accompagnatori dei cani da salvataggio, provenienti anche da Udine e dalla Slovenia, per una rappresentanza rinvigorita anche quest’anno dal tasso di adesioni targate Circolo Sommozzatori Trieste, all’appello con una ventina di soci.


Presente il vescovo di Trieste, monsignor Giampaolo Crepaldi, da sempre a fianco del Natale Sub in veste di convinto sostenitore del connubio di immagini e valori che la manifestazione prova a offrire alla cittandinanza: «Mi limito soltanto a darvi gli auguri di Buon Natale – ha espresso l’arcivescovo nel corso del suo “cameo” di ieri sulle Rive – ma nel farlo voglio estenderli anche all’intera città, alla bellezza che sprigiona con la sua piazza davanti al mare». Confermato l’intero copione, incentrato sulla Santa messa, rito per l’occasione diviso in due tronconi, una parte a terra e l’altra, la più attesa, celebrata in mare e affidata anche questa volta a don Francesco Pesce, un nome e un destino, immersosi per la lettura dell’omelia all’interno di una campana posta a cinque metri sotto il livello del mare, sui fondali davanti alla Scala Reale. Per don Francesco, 31 anni e brevetto sub da due, si è trattato della sua prima immersione nell’arco del 2017. Un evento del resto per lui sentito, speciale, da voler estendere anche in chiave pastorale: «Quest’anno per vari motivi non ho potuto fare altre immersioni – ha premesso il giovane sacerdote triestino della Parrocchia di San Vincenzo de’ Paoli – ma ci tengo particolarmente al messaggio da diffondere con il Natale Sub, un modo per ricordare la vicinanza totale di Gesù alla gente, anche di quella che vive e lavora a contatto con il mare. Cristo era infatti anche un pescatore».


Singolare inoltre il desiderio di don Francesco Pesce da esaudire al più presto sul tema: «Può sembrare una battuta – ha aggiunto il religioso poco prima della immersione – ma sogno di poter vivere un’esperienza da sub proprio nel lago di Tiberiade». Mentre don Pesce medita un’immersione nelle acque care a Gesù durante le sue predicazioni in Galilea (e in occasione di diverse fonti miracolistiche) il Natale Sub conferma intanto l’impatto popolare, mettendo d’accordo diverse organizzazioni, coinvolgendo nuove realtà come il sup (la variante del surf, in piedi con la pagaia) e antiche collaborazioni, vedi il volontariato offerto dall’Associazione nazionale alpini: «La città risponde sempre con entusiasmo al richiamo del Natale Sub, abbiamo avuto l’ennesima conferma – ha ribadito Alessandro Zucca, presidente del Sub Sea Club – perché nemmeno il maltempo ferma l’affluenza e questo ci consente di continuare su questa strada, pensando a come far crescere ulteriormente una manifestazione entrata nel cuore di tanti».


©RIPRODUZIONE RISERVATA


Riproduzione riservata © Il Piccolo