IL TESORO CHIUDE IL PARACADUTE
La banca d'affari Lehman Brothers ha dichiarato fallimento. La Barclay's Bank, terza banca britannica, si è ritirata, infatti, dalla cordata messa insieme per salvarla dal segretario del Tesoro Usa, Henry Paulson. Una svolta pericolosa nella crisi finanziaria iniziata nell'agosto 2007. La storia comincia, in realtà, nel 2001, quando Alan Greenspan, allora presidente della Fed, la banca centrale Usa, inonda i mercati di denaro per far fronte alla scoppio della bolla sui titoli high-tech. Questa massa di liquidità sarà piazzata ampliando il credito anche a debitori non affidabili.
Il sistema finanziario cerca di garantirsi: i crediti peggiori vengono affettati, impacchettati con altri più appetibili, e venduti. Ciò più volte, ogni volte ripetendo l'operazione, utilizzando sofisticate tecniche matematiche per calcolare il prezzo, e distribuire il rischio. Contemporaneamente, le banche, per restare pulite, intestano le operazioni ad enti fantasma, detti ”veicoli”, cui però devono dare garanzie contro le insolvenze. Quando nel 2007, la Federal Reserve aumenta i tassi di interesse, e il mercato immobiliare rallenta, il meccanismo si inceppa.
L'aumento dei tassi fa partire le insolvenze dei debitori peggiori, e il calo dei prezzi riduce le garanzie nei bilanci delle banche, per cui o alzano la rata o liquidano l'immobile. La crisi esplode in agosto. Bernanke, oggi presidente della Fed, imita Greenspan: inietta liquidità e abbassa i tassi. Le perdite diffuse per il mondo sono quasi incalcolabili.
Cominciano i fallimenti. In Inghilterra il governo salva la Northern Rock, la più grande banca di credito immobiliare del paese. Da allora ogni tre mesi ci sono crisi di borsa, seguono molti altri fallimenti, di qua e di là dell'Atlantico, ma sembra che l'intervento deciso della Fed abbia scongiurato il pericolo immediato, e quindi, pian piano, le perdite possano essere riassorbite.
Ma c'è un segnale negativo. Le banche, timorose delle perdite nascoste nei loro ”veicoli” incamerano liquidità e non la redistribuiscono al sistema finanziario e ai prestatori finali. Si vede dal fatto che i tassi a breve sono più bassi dei tassi interbancari. Cioè, le banche si fidano reciprocamente poco, e non si fanno prestiti. Da tempo, le due più gigantesche istituzioni di garanzia e di intermediazione di prestiti ipotecari, noti come Fannie Mae e Freddy Mac, erano in difficoltà. Dopo molte esitazioni, pochi giorni fa, il Tesoro americano decide di salvarle. Ciò inizialmente rassicura i creditori esteri, possessori dei titoli dei due istituti. Ma accollare i loro debiti al Tesoro crea un precedente, perché Fannie e Freddy sono privati, e quindi anche altri privati si potrebbero aspettare un trattamento simile. Paulson, però, cerca di limitare il danno e, per salvare Lehman, prova a mettere in piedi una cordata privata. Il ritiro delle banche è un pessimo segnale per i mercati: l'intreccio di pubblico e privato come prestatore di ultima istanza non funziona. Non ha funzionato perché le banche private, timorose di intaccare le loro riserve, non hanno raccolto l'invito di Paulson, e Paulson difficilmente può ripetere il salvataggio pubblico di Fannie e Freddy, perché rischierebbe di provocare una valanga di fallimenti che dovrebbe salvare. Il paradosso è che il prestatore di ultima istanza dovrebbe proprio evitare la valanga; il pericolo, ora, è che parta il si salvi chi può. Diceva Keynes che i banchieri preferiscono affondare insieme sbagliando, piuttosto che fare qualcosa di giusto da soli. Anche stavolta, Barclay's Bank non l'ha smentito.
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