In 10 mesi 141 sotto protezione in aumento i pestaggi brutali

Uomini che odiano le donne, orchi che mettono da parte i pugni per sfoderare la doppietta. L’assurda escalation di violenze contro fidanzate, mogli o ex compagne consegna una nuova, raccapricciante sfaccettatura del fenomeno che mette in luce la medievale prospettiva sui rapporti “affettivi”. Maltrattanti con l’arma in mano. Non la classica lama del coltello da cucina, reperibile in qualsiasi casa: la canna del fucile da caccia. È successo anche questo. Lo rivela Carmelina Calivà, presidente del centro antiviolenza Da Donna a Donna, da 21 anni dalla parte delle vittime di abusi psicologici e fisici. Una figura che ne ha viste tante. Strappando con professionalità e abnegazione le perseguitate ai carnefici.
È per questo che quando Calivà ammette d’aver assistito nell’ultimo anno a una recrudescenza delle violenze fa impressione. Oltre agli episodi delle minacce con armi da fuoco, senz’altro numericamente inferiori rispetto alla moltitudine di violenze quotidiane, racconta infatti l’aumento di «aggressioni più simili a pestaggi che a estemporanei spintoni o schiaffi», perpetrate per provocare scientemente dolore e traumi, con «prognosi pesanti, di 10 o addirittura 20 giorni». Limite quest’ultimo che fa scattare l’intervento d’ufficio delle forze dell’ordine, senza necessità di querele di parte. «Vedo situazioni più complicate – spiega – con uomini armati, anche di pistola o fucile da caccia, e una violenza più efferata. Con pestaggi brutali che determinano prognosi importanti».
Nell’arco del 2017 sono state 213 le donne rivoltesi al centro coordinato da Calivà (47 straniere e 166 italiane, una su quattro), di cui 167 nuove assistite. Diciassette al mese. I casi più difficili, quelli che necessitano il ricovero in strutture protette, cioè in residenze segrete, hanno coinvolto 7 utenti e 9 minori. L’associazione, che accoglie donne maggiorenni, si prende cura anche di madri con figli. Fino a ottobre di quest’anno a contattare il centro sono state invece 141 persone (20 straniere e 122 italiane), 118 nuove. Quattordici al mese, un trend in lieve flessione, tuttavia è significativamente cresciuta – a testimonianza di quanto testé riferito da Calivà – la cifra dei ricoveri: 13 donne (il doppio dell’altr’anno e mancano ancora due mesi alla chiusura del report) e 10 minori. «Non saprei dire se l’emersione di certe situazioni sia legata a una maggior sensibilizzazione, come è avvenuto per esempio coi picchi di accessi all’associazione in concomitanza con l’apertura della Stanza rosa – prosegue la presidente del centro antiviolenza –, ma indubbiamente si assiste a casi in cui il maltrattamento non ha più a che vedere con lo spintone o il ceffone. E purtroppo pure a un’utenza giovane, di donne di età compresa tra 20 e 25 anni, talvolta accompagnata dalla madre». Negli anni le statistiche di Da Donna a Donna hanno messo a fuoco una vittima generalmente di età media compresa tra i 30 e i 45 anni. Anche qui, dunque, un fattore inedito. «Forse le giovani non hanno la percezione che quanto sta avvenendo sia una violenza – sottolinea Calivà –: prendono un atto di prevaricazione, cioè la richiesta di non truccarsi, non indossare certi abiti, non uscire, non frequentare gli amici, primi segnali di tentativi di isolare la vittima, come dimostrazioni “forti” di interessamento e amore. Non è così».
Ma perché le donne restano legate a compagni violenti? «Spesso si tratta di persone con lavori part-time, precari, che non saprebbero come fare a prender casa – replica –, più raramente sono donne economicamente indipendenti. Poi c’è l’aspetto psicologico: ho assistito utenti che venivano picchiate sia dal primo marito che dal secondo compagno. Chiaramente lì si deve andare a lavorare sull’autostima della persona. Ma garantisco che chi riesce poi a farcela a uscire dalla spirale assume una consapevolezza di sé e forza che raramente si riscontrano». Queste donne con gli occhi gonfi di lacrime, polverizzate nel proprio io devono sapere che esiste una via d’uscita. E non è un percorso in solitaria.
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