LA CLASSE DIRIGENTE RESTA A TERRA
I virtuosi dell’astuzia, un’intera orchestra di solisti eccellenti. Era primavera elettorale e Berlusconi voleva dimostrare che lui può, dove nessuno può. Quindi con «Alitalia agli italiani» ci faceva un po’ di voti, anche se questa era un’altra contabilità. Era estate di governo e Berlusconi teneva a battesimo la Cai, voleva regalare un buon affare agli imprenditori italiani. Insomma, due piccioni con una fava. Era l’inizio dell’anno e i sindacati, come ogni anno da venti in qua, volevano impedire che Alitalia diventasse un’azienda, quindi vade retro Air France. Era l’estate della Cai e i sindacati, coerenti, volevano restare più o meno come Alitalia sta. Quindi qualcuno fuori, assistito, ma quelli che restano restino alle stesse condizioni di sempre.
Era la Cai: volevano fare un favore al governo e a se stessi, ma senza rimetterci soldi, che non si può chiedere a nessuno, e neanche rischiarne di soldi che sarebbe il mestiere degli imprenditori. Tutte buone o pessime intenzioni, dipende dai punti di vista. Impegnati a far politica, affari, sindacato, opposizione e corporazione, per mesi tutti si sono dimenticati di un’antipatica e fastidiosa circostanza: perchè Alitalia continui ad esistere deve smettere di essere una simpatica cosa che perde 1,5 milioni di euro al giorno.
Alla domanda come si fa, la risposta di Berlusconi era un deciso: «Si fa!». E un più sommesso si fa a carico del contribuente. L’operazione Cai costava infatti allo Stato tra i due e i tre miliardi. La risposta dei sindacati «buoni» e moderati è stata: si fa un po’ a carico dei dipendenti e tanto a carico dello Stato. La risposta della Cai è stata: si fa a carico dei lavoratori o non si fa. Quella dei sindacati «cattivi» o corporativi è stata: i dipendenti non ci devono rimettere un euro. Tutti astutamente virtuosi. Berlusconi mica poteva dire che per Alitalia «si mettono le mani nelle tasche degli italiani».
Gli imprenditori mica potevano dire che una roba che perde un milione e mezzo al giorno è un affare solo se è truccato, Bonanni che oggi dice «per colpa di pochi pagano in molti» mica poteva ricordarsi che lui è tra i «pochi» che hanno danneggiato i molti cacciando Air France, Epifani mica può dire che a lui di fare un favore a Berlusconi non gli va e i piloti mica possono dire che Alitalia l’hanno governata e affossata. Insieme con An che era il partito di riferimento a Roma. E alla Lega che a Milano ci ha messo del suo e dei suoi.
Ora i virtuosi si esibiscono: Berlusconi dice che gli buttano il cadavere di Alitalia tra i piedi per calcolo politico. Quel che lui ha fatto in primavera. Di Pietro va a far teatro tra le maestranze plaudenti e incoscienti. Il Pd invoca trattativa continua, sussurra di altri acquirenti in arrivo. Ma non arriverà nessuno a prendersi qualcosa che vuol continuare a perdere 1,5 milioni al giorno.
I virtuosi dell’astuzia mostrano di essere solo un’assortita e variegata compagnia della furbata. Già tutti in volo verso il prossimo palcoscenico, quello dove si recita: «E’ colpa tua, io non c’entro». Dopo averla fatta a pezzi, i virtuosi si impegnano nello scansarne i cocci, Alitalia non si sa, quella che di certo resta a terra è la classe dirigente di un paese.
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