La compagnia Corbatto da quarant’anni racconta il mondo in dialetto bisiac

STARANZANO
Da 40 anni è rimasta sempre al passo con i tempi, ma nel segno della tradizione, della conservazione del dialetto “bisiaco” e come valido riferimento culturale per tanti giovani. È la compagnia teatrale Lucio Corbatto nata a nell’ottobre del 1978 guidata con passione da Sergio Cucut classe 1930, autore di commedie, regista, sceneggiatore, ricercatore e storico della Bisiacaria. Con il gruppo ha realizzato tre libri. Uno sulla storia della “Corbatto”, il secondo “Comédie a Staranzan 1” il terzo “Comédie a Staranzan 2”. L’importante evento che si è tenuto nella sala conferenza al primo piano del municipio di piazza Dante gremita di gente, è stato celebrato nell’incontro pubblico coordinato dalla presidente della “Corbatto” Annalisa Buffa.
Un affollato prologo, un festoso abbraccio del paese al quale hanno partecipato gli assessori Matteo Negrari e Flavio Pizzolato, oltre al sindaco Riccardo Marchesan che nel suo breve intervento ha ricordato che la compagnia «oggi rappresenta dappertutto un vanto per Staranzano ed è entrata a pieno merito nella storia del paese».
A condensare sapientemente la quarantennale esperienza della Corbatto è stato il professor Mario Brandolin il quale, con l’ausilio di slides, ha raccontato la storia dei quattro decenni, anche se le prime esibizioni pubbliche cominciarono negli anni ’ 50 quando si montava il palcoscenico e si recitava fra l’altro nel “folador dei Feruglio”. Dal 1978 al 1987 il gruppo si era cimentato in commedie in italiano di un certo spessore di autori famosi come Cecov, De Benedetti, Oscar Wilde, William Shakespeare, ma tutte con trame dallo spirito allegro, con matrimoni, tradimenti, storie accattivanti di amanti o di tentativi di giovani di soddisfare i propri desideri. «Uno dei punti di orgoglio della Corbatto – spiega Cucut – era che ogni lavoro veniva realizzato con spirito artigianale. I costumi, le costruzioni sceniche, l’attrezzistica, il trasporto, il montaggio e smontaggio della scena erano frutto degli stessi giovani che impiegavano buona parte del loro tempo libero al teatro amatoriale ma che il pubblico applaudiva alla fine».
Dal secondo decennio in poi 1988/1997 e fino a oggi era subentrato di prepotenza il dialetto. «La bravura di Cucut – ha affermato Brandolin – è stata quella di raccontare in bisiac storie fatte non solo di battute, ma di umanità rievocando alcuni personaggi del tempo, le loro caratteristiche e facendoli parlare in un dialetto che ancora oggi viene parlato nonostante le diverse contaminazioni linguistiche».
Nella seconda parte della serata c’è stata il taglio del nastro di un’esposizione molto particolare e gradita in sala Delbianco (aperta fino a domenica) dove, oltre ad alcune immagini dell’epoca, costumi della compianta Lucia Pizzolato, angoli di scenografie di “Una domanda di Matrimonio” di Cecov o “Vaghela contàr ai frati” con una panchina sotto il “bobolar”. Poi il sipario del “Nuovo teatro dei burattini costruito in proprio” nel 2001 in cartapesta, dove i testi sono di “propria produzione” e portati in scena nelle scuole e durante le feste. La casa della compagnia è il teatro San Pio X dove ha debuttato 186 volte, più 8 volte al comunale di Monfalcone. Fino a oggi hanno recitato ben 114 attori soprattutto giovani, sono stati disegnati e realizzati in proprio più di cento costumi. —
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