La maxi-area artigianale resta deserta

Il sito di 75 mila metri quadrati al confine con Mariano doveva rappresentare la principale risorsa economica di sviluppo per la Fortezza 

gradisca

Ormai è trascorso quasi un decennio ma quella scatola vuota proprio non la si riesce a eliminare dal piano regolatore di Gradisca. In principio – si era ai tempi della giunta guidata da Franco Tommasini – fu l’idea di dotare la cittadina di un’area artigianale e piccolo industriale in grado di attrarre imprenditori (o richiamare quelli “emigrati” anche soltanto pochi chilometri più in là) con attività non impattanti. Poi spuntò l’ipotizzato insediamento di una centrale a biomasse, ma le perplessità del territorio fecero saltare quell’ipotesi. Infine si palesò l’eventualità di un resort con saune e palestre, da realizzarsi nell’ambito della riqualificazione dell’ex Torcitura di Sagrado. Ma anche quella faraonica ipotesi è finita nel dimenticatoio. E così la maxi-area artigianale di Gradisca d’Isonzo rimane, almeno per oggi, un foglio bianco.

Nei piani, la vasta zona di 75 mila metri quadrati al confine con il Comune di Mariano avrebbe dovuto costituire la principale risorsa per lo sviluppo economico del Gradiscano. Ma almeno per ora è l’ennesima cattedrale nel deserto della Fortezza, a due passi dal nuovo svincolo autostradale.

Nell’ottica di favorirne il lancio e renderla appetibile ai potenziali investitori, la passata giunta Tommasini aveva anche provato a “scomporla”. A disporlo era stato un piano particolareggiato che aveva di fatto suddiviso in 15 lotti – da un minimo di 2 mila a un massimo di 5 mila metri quadrati – l’area artigianale e piccolo industriale creata nell’ormai lontano 2009. Era un piano flessibile che prevedeva di poter accorpare i mini-lotti qualora il proponente richiedesse per la propria attività una superficie superiore a quella stabilita. Il tutto, riservato a insediamenti non inquinanti di natura artigianale. A ormai dieci anni dalla sua creazione e dopo la “bocciatura popolare” della centrale elettrica a biomasse che aveva indotto l’amministrazione a soprassedere al progetto dell’azienda veneta Elettrostudio, comunque, di altre proposte concrete di insediamento nell’area D2 al confine con il comune di Mariano non c’è neanche l’ombra. Nessuno si è mai fatto vivo, se non per degli effimeri pour parler. «Lo strumento urbanistico è pronto e sono certo che i proprietari dell’area siano da tempo alla ricerca di investitori o committenti in grado di portare a Gradisca un progetto serio e di livello. Inutile dire che per la città sarebbe un’occasione importante», spiegano da palazzo Torriani.

Dal punto di vista economico l’area è una grande occasione persa: a conti fatti, anche se la cifra non è mai stata confermata, il “no” alla centrale a biomasse sarebbe costato almeno 200 mila euro annui di entrate tributarie. Nel 2005 il Consorzio industriale di Monfalcone aveva individuato nella Destra Isonzo, su impulso della Regione, circa 2 milioni di metri quadrati idonei allo sviluppo produttivo del territorio. Il progetto della maxi area intercomunale per l’industria e l’artigianato dell’Isontino alla prova dei fatti non è mai decollato. Il Comune ha fatto la sua parte licenziando l’area, ma con i privati sinora non si è andati oltre a semplici abboccamenti.—



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