La pulizia dei fondali è diventato un vero rito

Qui le associazioni di solito sono tutte d'accordo e fanno a gara per dare un contributo autentico, in mare e nelle operazioni a terra. La pulizia dei fondali è diventata anche esso una sorta di sacra liturgia dei subacquei, concordi nel doversi rimboccare le maniche della muta e fornire l'esempio sul fronte ecologico. Tema caro sin dalle prime edizioni all'interno di Mare Nordest, manifestazione che fa del fronte ambientalista una delle cifre fondamentali del progetto e che quest'anno ripropone la tappa targata “Operazione Clean Water”, edizione numero cinque, programmata nel Golfo nella mattinata del 19 maggio. Un classico quindi, il momento aggregante per eccellenza che vede all'opera sub esperti, volontari sulle rive e gruppi di studenti impegnati in opere di catalogazione e ricerche. Uno spunto quest'ultimo emerso lo scorso anno, quando alla pulizia dei fondali di Mare Nordest parteciparono forze accademiche, come Manuela Rizzo, laureanda in Biologia, e Federica Nasi, ricercatrice dell'Ogs. Nel 2017 l'Operazione Clean Water coinvolse 14 associazioni, 70 sub ed una trentina di volontari, missione che portò al recupero di 300 bottiglie di vetro, una quarantina di bicchieri, 47 lattine, una decina di sacchi di nylon, una tenda da negozio di 20 metri e 21 cellulari. E che dire dello scorso anno. Qui la caccia ai rifiuti assunse tinte quasi grottesche, considerando la tipologia di materiale rinvenuto nell'arco di poche ore. Qualche esempio? Vetro, plastica e ceramica non mancarono all'appello ma la pulizia sortì anche uno scaldabagno, 14 ombrelli e, chissà perchè, una tesi di laurea e in doppia copia.

F.C.

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