La ragazza era una ballerina da night

La sua foto su un sito porno. Un blog avvertiva: «Attenti, lascia i clienti senza un soldo»
di Claudio Ernè


Andrea Dittmerova, nata nel 1985 a Hranice nella Repubblica ceca e uccisa a Trieste, presumibilmente il 15 luglio 2007, era una ballerina di professione. Così la definivano i suoi documenti. L’inchiesta diretta dal pm Giorgio Milillo ha accertato che per «ballare» in questo o quel night, la ragazza era stata al centro di un vorticoso numero di voli aerei, la stragrande maggioranza dei quali avviatisi al 15 di ogni mese. Mete preferite Londra, Parigi, l’Olanda ed infine Trieste. Brevi,per le località non italiane, le permanenze: tre, quattro o al massimo cinque giorni. Il nome della ballerina da night ceca compare anche in un blog di Internet inserito in rete il 21 giugno 2007, quando al suo omicidio mancavano solo quattro settimane.


Nel messaggio uno dei suoi «compagni di ballo» mette sull’avviso gli eventuali nuovi aspiranti ai giri di valzer con un significativo «Pozor-Pozor» che tradotto in lingua italiana significa: «attenti-attenti». Questo anonimo fa capire senza troppi giri di parole che la ragazza «lascia i clienti senza un soldo in tasca». Che non è rintracciabile nè per via telefonica, nè per sms, e che talvolta usa per lavoro nomi d’arte come Sofia e Victoria. L'anonimo per evitare scambi di persona inserisce nel blog anche un piccolo ritratto di Andrea Rittmanova, copiato e ridotto di dimensioni da un sito ufficiale a luci rosse dove la ragazza è ancora presente assieme ad altre professioniste. Va aggiunto che nessuno dei parenti si è mai presentato a Trieste tra il luglio e il novembre 2007 per chiedere il rimpatri del suo cadavere. Quando tutte le analisi medico legale disposte dal pm Giorgio Milillo si sono concluse, il corpo è stato consegnato a un funzionario del Consolato ceco di Milano che ne ha disposto il rientro in patria. Perché la ragazza fosse arrivata a Trieste non è del tutto chiaro.


La versione ufficiale dice che Massimiliano Campisi e sua moglie Iveta Novakova, erano preoccupati per la depressione in cui era caduto il loro amico Massimiliano Lisini e avevano proposto ad Andrea Dittmerova di fargli compagnia per qualche giorno nel suo appartamento di piazzale Capolino. Nessuno ha smentito questa versione, solo la mamma del pianista ha sempre detto che suo figlio non era depresso non aveva bisogno della compagnia di una «ballerina». In precedenza, nel marzo 2007 Massimiliano Lisini era stato vittima di una pesantissima aggressione che lo aveva costretto a un lungo ricovero in un ospedale sloveno, seguito da un intervento chirurgico al volto.


Tutto era accaduto, così almeno racconta la madre Mafalda Orel per causa di un’altra ballerina di night, tale Oxana, moldava di origine. «Oxana aveva raccontato a mio figlio di essere pesantemente sfruttata da un certo Boris, proprietario del locale notturno di Celje in cui lei si esibiva. Mio figlio era un cliente di quel locale e aveva consigliato ad Oxana di rivolgersi alla polizia per presentare denuncia. Lei gli aveva dato appuntamento nel night a una ben determinata ora della sera ma invece della ragazza Massimiliano si era trovato prima di fronte a un buttafuori, poi ad altri due figuri che lo avevano affrontato con grande violenza. Si era difeso come aveva potuto, conosceva bene lo judo che aveva praticato fin da ragazzo, ma nonostante ciò nel tentativo di spingerlo in cucina gli avevano fratturato il naso, la mandibola e quattro costole. Era il 13 marzo 2007». Da qui il ricovero, e l’intervento chirurgico.


Ora un avvocato triestino sta cercando di individuare gli aggressori e il mandante del pestaggio per trascinarli davanti ai giudici. «Mio figlio conosceva sei lingue. Si era diplomato professore di pianoforte al conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. In precedenza aveva seguito i corsi di Giuliana Gulli. Era anche guida turistica e viaggiava in tutto il mondo, specie a Cuba e in Venezuela. Quando mio marito Ilario ha iniziato a stare male, è rientrato a Trieste dalla Sardegna dove insegnava. Da quel momento ha iniziato a frequentare a Opicina la palestra ”Body Line” di Massimiliano Campisi. Sono diventati amici, molto amici. Dopo quel che è accaduto nel luglio dello scorso anno ho cercato più volte di mettermi in contatto con lui, ma risulta sempre impegnato all’estero e il suo telefonino risponde solo una segreteria automatica». «La vettura all’interno della quale mio figlio è stato trovato privo di vita, gliela aveva prestata proprio Massimiliano Campisi.


Vorrei anche capire perché i carabinieri hanno avvisato già il giorno 17 la sua famiglia della morte di mio figlio, mentre si sono degnati di fare altrettanto con me solo il 23. Sei giorni dopo la tragedia. Lo hanno fatto per telefono e solo un paio d’ore più tardi un carabiniere si è presentato nella mia abitazione. Perchè un trattamento tanto difforme? Non sono io la madre?»

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