La sfida di “Bat 200” da Sanremo a Trieste sulla storica barca che fu di Sciarrelli

L’armatore Lodigiani celebra così i 130 anni del cutter che in traversata porta i guidoni di Adriaco e Lega Navale

TRIESTE Da Sanremo a Trieste a bordo del Bat, la storica barca che fu di Carlo Sciarrelli, un cutter di appena cinque metri e venti costruito nell’Essex nel 1889. Questa la sfida di Paolo Lodigiani, il proprietario dello scafo con armo aurico che è partito il 28 maggio dalla Liguria e, vento permettendo, arriverà a Trieste il 25 luglio al termine di 1.700 miglia nautica e 50 scali. «È stata una di quelle idee nate in autunno» racconta Lodigiani, progettista nautico milanese e consigliere dell’Asdec (Associazione scafi d’epoca e classici), che ha deciso di chiamare l’impresa “Bat 200” giacché lo scafo compie 130 anni e lui ne compie 70. «A bordo in questo viaggio ci sono equipaggi che varieranno spesso, composti anche da armatori di barche disegnate da Sciarrelli» (ogni tappa avrà a bordo 3-4 persone compreso Lodigiani) «e vuole essere anche un modo per omaggiare il grande progettista che per 32 anni era stato il proprietario del Bat, da cui lo acquistai nel 1995», prosegue Lodigiani.

Dopo le prime tappe coperte con un meteo non proprio favorevole, il viaggio sta proseguendo spedito: «Oggi (ieri, ndr) siamo al largo dell’Elba - racconta al telefono Lodigiani - e la barca si sta comportando bene. È uno scafo particolare perché nonostante misuri 5,2 metri si muove come una barca di 10 metri. La stazza importante le consente di avere un’ottima stabilità, anche se le manovre richiedono molta attenzione e fisicità, e con vento forte è impegnativa. Noi però navighiamo tranquilli visto che non abbiamo ambizioni di velocità e non abbiamo fretta; e poi anche noi siamo datati» scherza l'armatore, che è anche il proprietario di una passera disegnata proprio da Sciarrelli nel 2000 e oggi ormeggiata al cantiere Alto Adriatico di Monfalcone, da cui partirà l'ultima tappa della sfida.

Il Bat ha subito dei lavori molto importanti negli ultimi mesi, che hanno reso possibile la traversata e l’hanno riportato a quelli che erano i disegni di Sciarrelli, forse non quelli del progettista inglese C.P. Clayton e del cantiere dell’Essex di J.T. Howard - Maldon che prevedeva fosse “open”, quindi senza una coperta.

A seguire il Bat quando è ormeggiato allo Yacht Club Adriaco, di cui porta il guidone in questa traversata insieme a quello della Lega Navale, è lo skipper Guglielmo Danelon, a bordo anche per le prime tappe da Sanremo a Genova: «È stato emozionate anche se le condizioni meteo non erano proprio favorevolissime. La barca dopo i lavori ha cambiato aspetto ed è tornata a essere una vera barca con una coperta e una tuga nuova, come abbiamo imparato a vederla nelle storiche foto della Barcolana». Proprio la regata più affollata del mondo era uno degli eventi più criticati da Sciarrelli che a bordo del Bat vi aveva preso comunque parte commentando con la famosa frase «anche il principe talora “incanaglisce”» o meglio «anche il re talvolta va all’osteria». «Malgrado le dimensioni contenute - dice Danelon - si ha la sensazione di essere a bordo di un bastimento. Per quanto riguarda le emozioni, ricordo l’ansia prima del varo, ma alla fine è andata bene. Belle emozioni anche quando siamo partiti da Sanremo con lo Yacht Club e il presidente Beppe Zaoli che ci hanno scortati in mare. E poi gli arrivi a Loano tra i maxi yacht e a Genova dove ci attendevano allo Yacht Club Italiano...»

Il Bat è costruito in fasciame di legno di teak su una ossatura in rovere, la lunghezza “fuori tutto” è in realtà di 10 metri per via di un bompresso generoso, ha una larghezza di 2,17 metri e un pescaggio di 1,4 metri. Il dislocamento è di 2,6 tonnellate - «Sciarrelli diceva sempre che le barche si pesano e non si misurano», ricorda Danelon - e una superficie velica generosa: 40 metri quadrati. —


 

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