La titolare: «Noi siamo onesti Sono loro ad averci lasciati»

Bumbaca Gorizia 17_12_2019 Ristorante Sushiko protesta dipendenti pachistani © Foto Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 17_12_2019 Ristorante Sushiko protesta dipendenti pachistani © Foto Pierluigi Bumbaca

«Non abbiamo assolutamente nulla contro gli otto lavoratori, le porte del ristorante sono aperte, e sono loro che ci hanno lasciati a piedi, non viceversa». È estremamente ferma, seppur cortese, la replica ai giovani pakistani della titolare del ristorante Sushiko di via Trieste, Gianna Lin, che respinge al mittente le accuse dei suoi lavoratori.

«Qui lavoriamo in tredici – racconta la donna –, e cerchiamo di mandare avanti il ristorante nel modo migliore. Però ultimamente il lavoro è un po’calato, e non possiamo più coprire le spese per tutti i dipendenti: io stessa non prendo la paga da due mesi, perché la priorità è quella di regolare prima tutti gli stipendi. Saremo costretti in prospettiva a ridurre il numero dei dipendenti, ma posso assicurare che tutto ciò che è dovuto per il lavoro già svolto sarà pagato. Manca solo il mese di novembre con la tredicesima, ma come abbiamo sempre fatto gli stipendi verranno regolati».

Gianna Lin fornisce la sua versione anche sul motivo per il quale gli otto dipendenti pakistani attualmente non sono al loro posto di lavoro. «Dicono che li abbiamo invitati a stare a casa? Non è vero – spiega –. Le porte sono aperte e se vogliono possono lavorare. Al contrario, loro hanno scelto di non presentarsi, lasciandoci peraltro in difficoltà e costringendoci a chiamare d’urgenza alcuni sostituti».

A sostenere la versione della titolare c’è anche un altro giovane dipendente, in questo caso di origine cinese, mentre Gianna Lin respinge anche le accuse di costringere i lavoratori a condizioni ingiuste: «Non abbiamo nulla contro il gruppo di lavoratori che protestano, e rispettiamo le regole – dice –. Quello di Gorizia non è certo l’unico Sushiko che esiste, ci sono ben 80 ristoranti in tutta Italia, e questo non sarebbe possibile se non facessimo le cose in modo corretto e rispettoso. –

M. B.

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