Lavoratori senza paga da mesi ultimatum alla ditta d’appalto

Non ce la fanno proprio più i lavoratori dell’impresa d’appalto Smi, specializzata nel settore della tubisteria, che si vedono consegnare le buste paga ma non seguite dai bonifici ai fini dell’incasso dello stipendio.
C’è chi è ridotto a non riuscire neppure a mangiare, perfino la spesa è diventata un lusso.
E ieri i dipendenti, una ventina, sono scesi in sciopero, otto ore. La Cgil che ha preso in carico la vertenza li ha riuniti nella sede di via Pacinotti. Assemblea, in attesa dell’arrivo del datore di lavoro, hanno annunciato i sindacalisti.
Tensione e rabbia. Promesse reiterate e, se va bene arrivano gli acconti. Il datore di lavoro s’è presentato, ad un certo punto è stato lasciato da solo a confrontarsi con i propri operai. Con sè aveva contanti, 100 euro da consegnare ad ogni lavoratore. Ma solamente tre hanno accettato. La paga è la paga e va onorata, arretrati compresi, è stato il senso di quel rifiuto a maggioranza.
Il datore di lavoro avrebbe spiegato di aver incontrato problemi con i bonifici, che l’impresa è in difficoltà e che non è una questione di cattiva volontà.
Resta il fatto che a questo punto le parole non bastano, ci vogliono garanzie. Soprattutto tempi certi. I rappresentanti sindacali, con il segretario provinciale Cgil, Thomas Casotto, e il segretario della Fiom, Livio Menon, hanno concordato con gli operai la linea, una sorta di ultimatum: giovedì dovranno essere accreditati i soldi dovuti nei conti correnti dei lavoratori, diversamente partiranno le lettere di notifca all’azienda per il recupero degli stipendi attraverso le vie legali.
Un “aut aut” dopo che la Cgil alla quale i lavoratori si sono rivolti, aveva già inoltrato la comunicazione alla ditta circa l’apertura della vertenza.
Quale sia il problema alla base della vicenda, affacciatasi a partire dalla fine dello scorso anno, non è ancora chiaro.
Certo è che Fincantieri è intervenuta chiedendo conto alla Smi della pesante situazione. Un “pressing” rinnovato anche ieri, e che si tradurrà in tempi brevissimi, è stato riferito, nello svincolo delle “trattenute cautelative” che l’azienda navale aveva a suo tempo effettuato, a fronte dell’impegno da parte dell’impresa d’appalto a versare le somme esclusivamente ai lavoratori.
Clima di evidente esasperazione ed estrema incertezza.
Casotto ha osservato: «Era preferibile che il problema venisse risolto in tempi brevi, lo stipendio è un diritto, non ci può essere alcun margine per temporeggiare. L’impresa deve dimostrare affidabilità, risponde dicendo “pagherò”, ma è da gennaio che le mancate retribuzioni o meri acconti si ripetono. Vengono emesse le buste paga ma non vengono effettuati i bonifici per liquidare gli stipendi. Non è possibile andare avanti così. I dipendenti vogliono essere pagati per il loro lavoro, quindi entro giovedì vogliono vedere i bonifici. L’alternativa sono le vie legali».
Il rifiuto a maggioranza dell’acconto di 100 euro contanti, del resto, dà la misura delle condizioni in cui versano i lavoratori. Sul tappeto anche i possibili scenari: se giovedì arriveranno i soldi, i sindacati andranno a definire un «accordo strutturato» con l’azienda, ha spiegato Menon, tenendo conto peraltro delle posizioni diversificate tra i dipendenti. È evidente che verrà affrontato un percorso al fine di stabilizzare i rapporti economici con l’impresa, quantomeno definendo impegni precisi a tutela degli operai.
I tempi sono stati fissati. A questo punto dipende dall’impresa fornire le risposte.—
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