L’azienda Lorenzon vira sul vino “bio”

La sfida più importante è dietro l’angolo per l’azienda vitivinicola della famiglia Lorenzon ed è la scelta della cantina di San Canzian di investire nel biologico. I due ettari “bio” con i nuovi vitigni resistenti alla peronospora e all’oidio, varietà prodotte dai Vivai di Rauscedo grazie alla collaborazione con l’Università di Udine e la creazione nel 2006 dell’Istituto di genomica applicata, sempre a Udine, sono stati piantanti a poca distanza da Pieris, a Cassegliano, nella zona di Boseano. È una rivoluzione quella che parte dal Friuli Venezia Giulia e alla quale la famiglia Lorenzon ha deciso di prendere parte, senza sottrarsi, come sempre, alle nuove sfide poste dal mercato. A oggi sono 10 le varietà resistenti iscritte a Catalogo nazionale e autorizzate alla coltivazione in Fvg e Veneto e a breve lo saranno anche in altre regioni italiane a fronte di una sempre più ineludibile esigenza di realizzare vigneti ad alta sostenibilità ambientale.
«A maggio di quest’anno – spiega il presidente dell’azienda, che ha come marchio di punta I feudi di Romans, Enzo Lorenzon – sono stati impiantati due nuovi ettari destinati alla produzione di vini bio. Si tratta di Soreli, Sauvignon Kretos e Sauvignon Rytos, i vitigni a bacca bianca di nuova generazione resistenti alla peronospora e all’oidio. Grazie a queste varietà di vitesi potranno ottenere vini di qualità con un’attenzione maggiore alla tutela dell’equilibrio naturale del vigneto, andando incontro a quella fetta di consumatori sensibili ai temi della sostenibilità ambientale».
I nuovi vigneti entreranno in produzione fra 2 anni. «Nel 2019 – aggiunge Lorenzon – potremo già raccogliere i primi grappoli, anche se la prima vera vendemmia sarà nel 2020». Sono, però, in tutto 7 i nuovi ettari impiantati quest’anno. L’azienda Lorenzon ha, infatti, acquistato altri 5 ettari destinati a Ribolla gialla, Cabernet sauvignon e Chardonnay. Intanto il 2018 ha regalato una vendemmia ottima, come racconta Lorenzon. «Non abbiamo prodotto di più – spiega –, ma meglio. Un’annata normale sotto il profilo quantitativo, eccellente dal punto di vista qualitativo». Anche quest’anno non sono mancate, però, le sfide da affrontare. «L’8 luglio – continua Lorenzon – la grandine ha colpito alcuni nostri vigneti, ma ha avuto la funzione di creare un diradamento naturale che ha innalzato la qualità della produzione grazie a una maggiore concentrazione di sostanze estrattive. La grandine non ha creato alcuna conseguenza sanitaria: le uve sono sane, perfettamente mature e presentano ottime caratteristiche organolettiche». La produzione dovrebbe attestarsi, come lo scorso anno, sulle 500 mila bottiglie per il 40% dirette verso Paesi esteri, dall’Australia al Brasile, dal Canada alla Germania, senza scordare i mercati statunitensi e russo. A guidare l’azienda c’è sempre la famiglia Lorenzon, che l’ha creata nel 1974: Enzo Lorenzon (fondatore e presidente), i figli Nicola (direttore commerciale e marketing) e Davide (enologo e responsabile di produzione). Alla cantina I Feudi di Romans lavorano, durante l’anno, 14 persone, un team affiatato di donne e uomini che nel periodo della vendemmia e della potatura cresce fino a raggiungere le 50 unità. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








