L’eredità di Fermeglia: «Lascio una realtà sana e al mio successore nove milioni da investire»
L’uscente traccia un bilancio del suo mandato: «Immatricolazioni e iscritti sono cresciuti. E a breve entreranno 40 docenti per un totale di 700»

Silvano Trieste 2019-05-06 UNITS, incontro con i tre candidati rettore
TRIESTE «Lascio un’università sana dopo tempi difficili». Il rettore uscente dell’Università di Trieste Maurizio Fermeglia lascia il suo incarico rivendicando, se non di meritare medaglie al petto, «almeno una croce al merito per il lavoro». Alla vigilia delle elezioni che cingeranno d’ermellino il suo successore, Fermeglia snocciola dati e procedure del suo operato, soggetto a critiche da parte dei candidati.
Rettore, com’è cambiata l’UniTs, e che risultati ritiene di aver ottenuto?
Ho lavorato tanto. Non è facile gestire un ateneo in anni di governi che non dimostrano grande attenzione verso ricerca e alta formazione. Le condizioni sono state critiche, il calo dei finanziamenti a livello nazionale si è riverberato su noi come sugli altri. Ma nonostante le condizioni sfavorevoli lascio un’università in salute.
Il bilancio?
Si sente dire che non è sano, ma ribadisco con fermezza che lo è, a dispetto del calo del 2% annuo nel finanziamento globale e generale dello Stato. Quando sono arrivato io, nel 2013, ho trovato un deficit patrimoniale di poco inferiore ai tre milioni e un patrimonio netto di circa sei milioni di euro. Le mie gestioni hanno generato utili che sono serviti a sanare il deficit ma anche ad alimentare il patrimonio netto, che ammonta a 40 milioni di euro. Di questi, 31 sono vincolati. Leggo dai miei critici che il bilancio va in pareggio perché attinge alle risorse libere, ma questo non avviene, carte alla mano. Anzi, lascio al mio successore nove milioni liberi da investire.
Quali sono le criticità?
Non ci sono, se non quelle derivanti dal calo dei fondi. Abbiamo sempre centrato il piano triennale del Miur, che ci ha premiati per la qualità di dottorati, Erasmus, reclutamento di ricercatori. Un tema all’orizzonte c’è: il ministero pare orientato ad aumentare gli stipendi per rinnovi di contratto, cosa corretta, facendoli gravare sui bilanci degli atenei. Facile fare i giganti salendo sulle spalle degli altri, per così dire. Ma sarà un problema nazionale.
I numeri degli studenti?
In crescita da tre anni, sia in termini di immatricolazioni che di iscritti. Le prime passano da 3700 nel 2014 a 4700 nell’anno accademico in corso. Per gli iscritti la dinamica è diversa, la crescita è minore ma c’è. L’ateneo è attrattivo.
Il numero di docenti è calato?
Nel 2006 c’erano circa mille docenti. Fra 2006 e 2013, quando ho iniziato a gestire io l’ateneo, sono scesi a 667. Il grande calo, quindi, è avvenuto nel rettorato precedente, non con il mio. Al momento siamo a 660 docenti e con la manovra che vareremo in questi giorni prevediamo 40 assunzioni, salendo quindi a 700 docenti. Abbiamo mantenuto il numero, alzando semmai la qualità.
Come si fa a dirlo?
Nel novembre scorso abbiamo ricevuto la visita di accreditamento dell’Agenzia nazionale di valutazione. Molto minuziosa. I risultati devono uscire ma mi dicono che l’abbiamo superata alla grande. Ora siamo a posto per cinque anni.
Come sta la ricerca?
Una delle penalizzazioni al nostro bilancio deriva dal fatto che l’ultima valutazione prima del mio mandato era stata negativa in questo campo, cagionando una perdita di finanziamenti. Mi sono prefisso di migliorare sia il livello medio che la ricerca d’eccellenza. In Italia siamo ottavi e se il sistema di valutazione fosse più razionale saremmo primi.
L’edilizia?
Abbiamo chiuso i cantieri all’ex Ospedale militare, al dipartimento di Economia, al polo Umanistico. Lavori aperti e molto critici ai tempi del mio arrivo, ora conclusi. Anche qui l’amministrazione precedente ha peccato, costringendoci a rendere al Miur 5 milioni a causa dei ritardi. Peccato.
I candidati al rettorato dicono di voler operare in discontinuità rispetto al suo mandato.
Oggigiorno è di moda parlare alla pancia della gente per avere consenso. Leggo molte cose a dir poco inesatte. Mi lascia perplesso che le affermino anche candidati che sono stati parte del Senato accademico per sei anni ed erano nella squadra di governo. Conoscono i numeri reali, e anche bene. Ma i tempi son questi, me ne faccio una ragione. Io lascio un ateneo sano, spero che anche il mio successore possa dire altrettanto. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo
Leggi anche
Video









