Liberato dopo 75 giorni il volontario triestino rapito in Somalia

Rilasciato Giuliano Paganini insieme alla cooperante Iolanda Occhipinti. Stanno bene
di Corrado Barbacini
20080521 - ROMA - CLJ - SOMALIA: ITALIANI RAPITI; LUI E' DI PISTOIA, LEI SICILIANA. Una foto di Giuliano Paganini uno dei due operatori umanitari dell'organizzazione CINS (Cooperazione Italiana Nord Sud) sequestrati in Somalia. ANSA/US-CINS/DC +++++++++EDITORIAL USE ONLY - NO SALE ++++++++++
20080521 - ROMA - CLJ - SOMALIA: ITALIANI RAPITI; LUI E' DI PISTOIA, LEI SICILIANA. Una foto di Giuliano Paganini uno dei due operatori umanitari dell'organizzazione CINS (Cooperazione Italiana Nord Sud) sequestrati in Somalia. ANSA/US-CINS/DC +++++++++EDITORIAL USE ONLY - NO SALE ++++++++++
TRIESTE Dopo due mesi e mezzo è finita l'odissea dell’agronomo triestino Giuliano Paganini, 64 anni, volontario dell’organizzazione non governativa «Cins». Era stato rapito in Somalia lo scorso 21 maggio. La sua detenzione è durata 75 giorni. È stata rilasciata anche la cooperante Iolanda Occhipinti di Ragusa.


Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ieri pomeriggio alla Camera. Ha informato che Iolanda Occhipinti e Paganini «stanno per atterrare all'aeroporto di Nairobi», e ha manifestato la «grande e profonda soddisfazione del Governo per questo atteso risultato che giunge dopo un impegno che dura da mesi». Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha detto che «tutta l'Assemblea si associa nel condividere questa soddisfazione.


Il loro è stato un sequestro sul quale è calato fin dall'inizio un impenetrabile silenzio-stampa chiesto dalla Farnesina per agevolare e non compromettere le trattative per la liberazione. A dare la notizia della liberazione alla moglie Fulvia Cappello è stato lo stesso Paganini. «Stai tranquilla, stiamo bene, di più non posso dirti», ha detto al telefono. «Ho sentito mia madre al telefono nel primo pomeriggio, mi ha chiamato lei al cellulare. Mi ha detto che sta bene», ha dichiarato Gianni Tumino, il figlio di Iolanda Occhipinti, l’altra rapita.


Paganini e Occhipinti erano stati rapiti il 21 maggio assieme ad un collega somalo nella loro casa-ufficio di Awdigle, 65 km a sud di Mogadiscio, poco prima delle 6.30 da un gruppo di uomini armati giunti su tre camionette. Con il loro collega somalo Abderahman Yusuf. Curavano un progetto per la razionalizzazione e il rilancio agricolo del Basso Shabele, l'area appunto dove sono stati prelevati. Un progetto finanziato dalla Cooperazione italiana e dall'Ue, ma gestito dalla Fao, che aveva scelto l’organizzazione non governativa Cins per l'intervento, cominciato lo scorso marzo.


L'ultima, autorevole, conferma che i due cooperanti erano in vita e che contatti per la loro liberazione erano in corso l'aveva data il ministro degli Esteri, Franco Frattini, lo scorso 24 luglio. E, ancora in quell'occasione,aveva rinnovato la richiesta ai media di muoversi con estrema cautela.


Il rapimento dei due italiani si è inserito nel contesto di un Paese, la Somalia, tuttora nel caos della guerra civile tra le «corti islamiche» e truppe governative (sostenute dall'Etiopia). L’episodio è sembrato comunque non essere legato alla travagliata fase politica somala, ha fatto intendere di recente il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, che ha parlato di un sequestro a scopo ricattatorio: «I due italiani (e il collega somalo, ndr) sono stati rapiti da una banda criminale», ha puntualizzato Mantica, aggiungendo che l'Unità di Crisi della Farnesina ha attivato «qualche contatto importante». «Non risulta», hanno aggiunto dalla Farnesina, il pagamento di alcun riscatto.


Giuliano Paganini, agronomo attualmente residente a Pistoia, prima di trasferirsi in Toscana ha vissuto a lungo a Trieste dove è nato il 24 febbraio del 1942. Figlio unico, ha abitato con i genitori a Sistiana fino alla fine degli anni ’60. In città è cresciuto e ha mosso i primi passi nel mondo del lavoro.


Attorno ai vent’anni aveva infatti trovato un impiego alla centrale del latte delle «Latterie Carsiche» in Strada di Fiume. Impiego abbandonato qualche anno più tardi, a seguito del trasferimento dell’intera famiglia in Toscana. Prima tappa Firenze, dove Paganini ha lavorato per l’Istituto agronomico. Poi, dal 2004, il definitivo trasloco a Pistoia in compagnia della moglie Fulvia Cappello e della figlia Valentina.

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