L’opera di Bevilacqua sposa l’arte e lo sport grazie a Le ginnaste

Le figure slanciate arricchiscono la facciata della palestra di Capriva dedicata a Tirel  

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Se non è proprio di Silvano Baresi, è senz’altro della sua scuola la palestra di Capriva, con la volta a botte mutuata dagli edifici industriali capaci di grandi luci adatte a contenere i campi da gioco. Una tipologia molto praticata negli anni Cinquanta e Sessanta a Gorizia, con la Sala Grande dell’Ugg sulla piazza Battisti costruita assieme all’ingegnere Gelserino Graziato o la palestra di Sant’Andrea a fianco della chiesa o quella di via dei Cappuccini, abbandonata nel suo triste recinto accanto al Lenassi.

Come nelle palestre goriziane, anche in quella di Capriva c’è lo sforzo di mettere assieme in una composizione formale il basamento con il soprastante timpano ellittico, risolto in questo caso con una facciata a fasce di conci di pietra, di diversa altezza e spesso a taglio sghembo, con l’ingresso laterale segnato da una lunga tettoia diversa però dalle solite di Baresi, che finiscono con la tipica veletta a dentelli come nella Croce Rossa di via Codelli o sul portico della chiesa della Madonnina.

L’asimmetria dell’ingresso porta all’adozione di un grande pannello alla sua sinistra, a contenere in un reticolo geometrico una bella opera in ferro dello scultore Silvano Bevilacqua, realizzata nel 1967 col fondo ricavato dalla quota del 2% del costo di realizzazione dell’immobile pubblico ai sensi della “Legge per l’arte negli edifici pubblici” emanata nel 1942 dal Ministro Giuseppe Bottai in piena guerra e ancora in vigore seppur modificata.

Il Ferro delle Ginnaste sulla facciata della palestra dedicata a Ruggero Tirel, è solo uno dei capitoli della notevole monografia dedicata nel 1995 a “Silvano Bevilacqua, Scultore e Maestro” da Amedeo Calligaris, che così racconta l’opera di Capriva: “Le figure slanciate sono liberate in un desiderio di cielo e costruite al di fuori dello spazio fisico … sullo schermo costituito dalla facciata piastrellata dell’edificio-palestra sembrano quasi fluttuare. La sensazione viene via via rafforzandosi nel corso della giornata per il gioco di ombre che esse proiettano sulla parete a seconda dell’inclinazione che assumono i raggi del sole. È una costruzione figurativa giovane, leggiadra, dalla superficie vibrante plasmata dalla luce, quasi pittorica, che emana vitalità e gioia di vivere. Bisogna elogiare la forza e la chiarezza di sguardo dell’artista isontino che, con la sua energia immaginativa, riesce a modulare il materiale ferroso in modo tale da riconsegnarlo all’osservatore privo di ogni sua originaria rudezza rugginosa”. —



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