L’operaio con le dita tranciate cambia idea e accusa il titolare

Durante il processo, per lesioni colpose, l’uomo dice di aver mentito alla polizia Il giudice gli ricorda il rischio di falsa testimonianza e poi sospende la seduta
Bumbaca Gorizia 26.09.2018 Il Tribunale di Gorizia © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 26.09.2018 Il Tribunale di Gorizia © Fotografia di Pierluigi Bumbaca



S’era tranciato delle dita di una mano mentre era alle prese con un macchinario per la separazione dei materiali. Era il 12 luglio 2012, nella ditta Sfere, specializzata in rottamazione di elettrodomestici, di Gorizia. A processo è finito il titolare dell’impresa, Diego Fiore, con l’ipotesi di accusa di lesioni colpose. Vittima dell’infortunio sul lavoro un giovane sloveno, Denis Costovic. Chiamato a raccontare quanto accadutogli, in aula al Tribunale isontino, ha rivelato sotto giuramento che quanto aveva dichiarato alla Polizia giudiziaria era falso. Ha spiegato anche il motivo: «Era stato il mio titolare a dirmi cosa dovevo raccontare». Ha aggiunto: «Quando era venuto a trovarmi in ospedale, mi aveva chiesto di non denunciarlo, che ci saremmo messi d’accordo dal punto di vista economico».

Quel giorno era giunto al lavoro come sempre alle 6 del mattino. L’operaio doveva inserire dei fili elettrici nel bocchettone del macchinario. Era salito su un muletto e aveva caricato un metro cubo di materiale depositandolo davanti al dispositivo di separazione.

Ma il macchinario non funzionava a dovere. Una parte degli ingranaggi non partiva una volta pigiato il pulsante di avvio. Lo sloveno aveva quindi aperto il quadro elettrico notando che un collegamento era staccato. Aveva pertanto reinserito la spina. Eppure quella porzione di ingranaggi non s’era messa in moto e l’operaio aveva spostato una sorta di “sbarramento” per controllare la situazione.

Sta di fatto che aveva allungato una mano protetta dal guanto di lavoro e, questione di secondi, l’ingranaggio aveva ripreso il movimento trascinandogli la mano. L’uomo era stato ricoverato in ospedale per una quarantina di giorni, è emerso in udienza.

L’operaio ha ripercorso quei momenti, davanti al giudice monocratico Fabrizia De Vincenzi. La pubblica accusa, rappresentata da Mary Mete, lo ha sottoposto ad una serie di domande circa le sue mansioni, la sua preparazione, la conoscenza del macchinario in questione, nonché i relativi rischi. Ha risposto di non aver mai effettuato un percorso specifico avendo sostanzialmente acquisito le indicazioni a voce.

Ma quando è toccato alla difesa, l’avvocato Franco Ferletic ha messo davanti al teste due versioni diverse del fatto, l’una contenuta nell’esposto che lo sloveno aveva presentato nel 2013, cioè oltre un anno e mezzo dopo l’infortunio subito, l’altra invece contenuta nel verbale delle sommarie informazioni testimoniali (Sit) rese davanti alla Polizia giudiziaria: «Di quale infortunio stiamo parlando, quale delle due ricostruzioni è reale?».

È bastata questa domanda perché lo sloveno affermasse apertamente che agli inquirenti aveva raccontato «quanto mi aveva detto di dichiarare il mio datore di lavoro». Il giudice ha fatto presente al teste il rischio di falsa testimonianza.

L’udienza è stata sospesa, riaggiornata al 20 gennaio 2020, per riascoltare la polizia che aveva raccolto le dichiarazioni del lavoratore subito dopo l’infortunio, accogliendo la richiesta della difesa.—



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