L’OSSEZIA E LA STRATEGIA DEL CREMLINO

Mi aspettavo un simile errore; infatti questa nuova guerra che inizia nell’Ossezia è più che un errore. Da colonnello del Kgb Putin ha imparato bene il mestiere e da presidente (e oggi premier) non l’ha dimenticato. Attraverso la sua ossessione di ridare alla Russia la forza e l’influenza che aveva l’Unione Sovietica, possiamo leggere vari aspetti dell’odierna politica messa in atto dal Cremlino.


Quella dei rapporti nei confronti dell’Ucraina e degli altri ex membri del patto di Varsavia, della Georgia ex sovietica e via dicendo. Putin non poteva compiere una scelta peggiore di infliggere alla Russia un altro conflitto di stampo iracheno. Alcuni passi in avanti fatti dall'economia russa - passi modesti come la regolarità degli stipendi e delle pensioni - accettati con gioia dagli strati più bassi della popolazione, ora possono essere messi in questione da una guerra di questo tipo. Si tratta di un genere di conflitto che potrebbe durare a lungo, di cui anche gli Stati Uniti hanno fatto una tragica esperienza.


Apprendo che anche la città dove nacque Stalin è stata bombardata. A questo proposito, da figlio di un russo, mi sono posto una domanda che meriterebbe di essere ripetuta in questa occasione. Si potrebbe immaginare, per esempio, una Italia o una Spagna o soprattutto una Francia in cui per decenni un presidente della Repubblica di origine - poniamo – albanese o basca o forse magrebina governasse in maniera dispotica? No, sarebbe impensabile. Ma nella fatalità, nella maledizione russa, un georgiano nato a Gori ha potuto governare in modo assoluto questo enorme Paese per decenni.


Vedo all'occasione di questa nuova guerra una componente maledetta nella storia di questo grande Paese, che ha dato alla cultura europea personaggi del calibro di Dostoevskij, di Tolstoi, di Puskin.


Vedo con angoscia questa Russia in cui esiste ancora un apparato di propaganda sovietica, impegnata in una guerra che potrebbe essere senza fine.

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