L’ultima carta per salvare l’aeroporto trasformare la società consortile in srl

Era uno dei punti caratterizzanti il programma elettorale di Ziberna. Condiviso (e sottoscritto) da tutta la maggioranza. Alla fine, del tanto strombazzato sviluppo dell’aeroporto di Gorizia sono rimaste soltanto le mosche: un pugno di mosche fatto di parole e annunci.
Il “no” del Consiglio comunale al Piano industriale di ristrutturazione 2019-2023 ha avuto come effetto squassare la società consortile. Che, però, non è stata messa in liquidazione, come tutti si attendevano. Almeno non ancora. Nell’assemblea dei soci di ieri, è stato approvato il bilancio “in rosso” (con il “no” del Comune di Savogna d’Isonzo) e l’assessore comunale alle Società partecipate Dario Obizzi ha dato mandato al Cda di verificare la possibilità di trasformare la società da consortile a Srl. La prima tipologia societaria (quella attuale) ha, infatti, bisogno di un capitale sociale di 50 mila euro, per la Srl ne bastano 10 mila. «Ma è necessario, in quest’ultimo caso, ci sia la partecipazione di un socio privato al 30 per cento. Pertanto, ci siamo riaggiornati al 19 luglio per verificare questa possibilità. Possibilità che è davvero l’ultima. Permettetemi, però, una riflessione: provo rammarico e dispiacere per quanto successo in aula perché - scandisce con chiarezza Obizzi -, a fronte a un piano di razionalizzazione approvato da un Cda espressione di tutte le forze politiche del Consiglio comunale, vedere consiglieri che votano contro provoca un certo disorientamento».
Per ora, comunque, si continuerà a volare e i portoni del “Duca d’Aosta” rimarranno aperti, pur con i conti della consortile che fanno acqua da tutte le parti. Certo è che, politicamente, il centrodestra esce con le osse rotte. Anche se il sindaco Rodolfo Ziberna preferisce puntare l’attenzione sul centrosinistra. «Sono amareggiato - dice - per il fatto che larga parte dell’opposizione abbia preferito fare lo sgambetto alla maggioranza bocciando la delibera sull’aeroporto, evidentemente non consapevole che, in realtà, lo sgambetto lo faceva alla città, ai goriziani». Il sindaco era convinto che l’opposizione, come fece l’altra sera, sarebbe uscito al momento del voto, facendo così bastare i 15 voti della maggioranza. Ma così non è stato. Ma se il Cda, alla fine, dovesse decidere per la messa in liquidazione? «In realtà, un piano B in tasca già ce l’avevo. In cosa consiste? Sarà mia cura parlare subito con il governatore Fedriga per accelerare al massimo il passaggio dell’area aeroportuale dal demanio dello Stato a quello regionale, sia della parte che insiste sul Comune di Gorizia, sia di quella che si trova nell’ambito del Comune di Savogna d’Isonzo».
A quel punto (ma le tempistiche restano ignote e, nostra sensazione, non sarà una partita per nulla rapida) «chiederemo alla Regione di trasformare l’area da aeroporto a aviosuperficie o campo di volo. Non è una sottigliezza perché, con questo nuovo status, non sarà più obbligatorio il servizio anti-incendio che ha comportato, in questi mesi, la gran parte degli esborsi da parte della società consortile. Ma, soprattutto, non si dipenderà più dall’Enac che, nei confronti di un aeroporto propriamente detto, ha tutta una serie di richieste stringenti».
Importante, dal punto di vista politico, la riflessione dell’assessore Francesco Del Sordi. «Con la bocciatura del piano di salvataggio della Consortile Duca d’Aosta l’opposizione ed alcuni consiglieri della maggioranza e con alcune assenze strategiche hanno buttato alle ortiche l’unica possibilità che avevamo di poter pensare ad un futuro per il nostro aeroporto. Non c’era più tempo, non si poteva tornare in dietro. Era una di quelle delibere - sottolinea l’esponente di FdI - su cui ci doveva essere una maggioranza trasversale per il bene della nostra città. Questa operazione passerà alla storia come quella che ci ha fatto perdere la scuola della Guardia di finanza. Ringrazio tutto il Cda per l’enorme lavoro svolto. Fratelli d’Italia tuttavia non si ferma. Crediamo fortemente in quell’area. Oggi stesso chiederò ai nostri parlamentari e ai nostri consiglieri regionali di adoperarsi al massimo per accelerare il passaggio dell’area al demanio regionale. In questo modo, non avremo più i cavilli burocratici che continuano a porre barriere invalicabili per lo sviluppo del Duca d’Aosta». —
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