L’ultimo saluto rivolto a Paolo Budinich

Un funerale sobrio e discreto, secondo lo stile di tutta una vita. Una cerimonia semplice alla quale sono rimasti estranei i più.
Paolo Budinich, il grande fisico triestino scomparso in questi giorni all’età di 97 anni, è stato sepolto così ieri, salutato dai soli parenti e dagli amici, in una mattinata grigia e piovosa, al termine di una cerimonia volutamente privata alla quale sono rimaste estranee le istituzioni. Il solo esponente del mondo pubblico che ha voluto comunque esserci «perché l’ho conosciuto molto tempo fa, quand’ero assessore regionale e l’ho sempre apprezzato anche sul piano umano e personale» è stato il sindaco, Roberto Cosolini. «Sono venuto al funerale perché ho ritenuto giusto esserci – ha spiegato il sindaco – ma nel pieno rispetto della volontà della famiglia, che ha espresso il desiderio di una cerimonia privata, sono rimasto in disparte».
Cosolini ha così rivolto un semplice saluto alla memoria del fisico fondatore del Centro internazionale di fisica teorica e, appena la bara ha preso la strada della sepoltura, ha lasciato il cimitero. A seguirla fino all’ultimo sono stati i famigliari e gli amici.
Budinich, nato a Lussingrande, fu uno dei maggiori fautori dell'affermazione del Sistema Trieste come polo scientifico di peso internazionale. Nel 1964, assieme ad Abdus Salam, fondò a Trieste il l’Ictp. Nello stesso anno diede vita all'Advanced School of Physics, che nel 1978 egli trasformò fondando la Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa), istituto di ricerca e di perfezionamento a statuto speciale, della quale fu il primo direttore. Assieme alla Scuola Normale di Pisa, la Sissa fu la prima in Italia a offrire corsi post laurea per il conseguimento del titolo di PhD. Negli ultimi anni, Budinich meditava di un progetto ambizioso come gli altri. Quello, cioè, di creare a Trieste un’agenzia per promuovere la ricerca in Africa. Per innescare da qui, dal Vecchio Continente, il riscatto del Terzo Mondo. Quel progetto è rimasto soltanto un sogno. Anche se quattro anni fa, lo scienziato pensava fortemente che Trieste potesse ancora giocare le sue carte ad alto livello. (u.s.)
Riproduzione riservata © Il Piccolo








