L'Università di Trieste compie cento anni, il merito e il destino

Fabrizio Brancoli

Millenovecentoventiquattro. Due elettori su tre votano fascista (salvo brogli), gli squadristi neri rapiscono e ammazzano Giacomo Matteotti. Muore Lenin, Fiume viene divisa tra Italia e Jugoslavia.

L’Università di Trieste celebra i suoi primi 100 anni tra storia e futuro
L'inaugurazione dell'8 agosto 1924: foto materiale Toresella. A destra dall'alto studenti in aula studio, Luigi Einaudi riceve la laurea ad honorem, il rettore Di Lenarda insignisce Mattarella e Pahor

Negli Stati Uniti c’è meno dramma: Edwin Hubble spiega al mondo che esistono galassie fuori dalla Via Lattea e a New York va in scena la Rapsodia in blu di George Gershwin. Nasce la Metro Goldwin Mayer, il suo leone si appresta a ruggire prima dei grandi film. In questo anno strano, di vicende antidemocratiche e creazioni artistiche, inizia la storia dell’Università di Trieste.

Questo è il patrimonio del tempo, quello che inizia in quei giorni e poi si evolve fino a oggi, con i fatti e le opinioni, le tragedie e i sogni, con l’avventura della conoscenza e con la sfida delle leggi morali. Un tempo lungo, denso, che l’Università ha vissuto e che, a seconda dei casi, ha contribuito a costruire, a interpretare, ad assecondare o anche a combattere.

Sergio Mattarella, salutando gli studenti all’apertura dell’anno accademico 2022, parla di destino, dilatando la forza di questa parola fino a comprendere tutta la città, che dell’Università è madre e figlia al tempo stesso. Trieste, nella viva voce del Presidente della Repubblica, «rappresenta un esempio per l’Europa; per il suo destino indiscutibilmente legato alla pace, all’integrazione, alla collaborazione».

Si rivolge ai giovani, ne apprezza la multiculturalità e le provenienze da tanti mondi diversi, accoglie in particolar modo i giovani iscritti ucraini. E poi sottolinea «l’importanza della cultura, l’importanza del sapere, l’importanza degli scambi di cultura nel mondo, strumento e veicolo fondamentale per il progresso dell’umanità».

C’era forse un destino, per l’Università di Trieste, scritto nei primi passi dei suoi primi cento anni, che si aprono integrati in un periodo soffocato dal regime e poi compiono un costante, tenace percorso di libertà.

Il primo rettore nasce in Friuli e si laurea a Padova, il secondo nasce a Gorizia e si laurea a Graz, il terzo nasce in Istria e si laurea a Firenze e a Padova. Il Triveneto, il quadrante mitteleuropeo, la vocazione di interazione e di internazionalità, l’arte erudita delle contaminazioni, l’esplorazione e l’abbattimento delle frontiere. Un destino, forse. Ma soprattutto un merito. William Shakespeare ha detto: non è nelle stelle che è conservato il nostro destino, ma in noi stessi.

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