Medea è il Comune più ricco d’Italia

Il risultato raggiunto grazie alle addizionali Irpef versate da Calligaris e Godeas
TRIESTE. Questa volta Medea l’ha fatta grossa: è il Comune più ricco d’Italia. Ogni anno, nelle speciali classifiche de ”Il Sole 24 ore”, veleggiava ai vertici regionali ma non riusciva mai a insidiare la leadership nazionale dei Comuni lombardi. Quest’anno, la sorpresa. Robe da stropicciarsi gli occhi. Medea con una media di 54.488 euro pro capite dichiarati al Fisco nel 2007 ha messo in fila i ”pezzi da novanta” Basiglio (47.157 euro di reddito medio) e Cusago (38.562 euro).


«Ma come? Abbiamo appena rotto il savadanaio per far quadrare i conti del bilancio comunale. Non sono sorpreso, sono sorpresissimo. Pensavo che ai vertici della classifica si piazzasse Arcore», scherza ma fino a un certo punto il sindaco Alberto Bergamin. Eh sì, c’è qualcosa che non va. Entra in campo la famosa ”media del pollo” di trilussiana memoria: quella strana bizzarria per cui se io mangio un pollo e un poveraccio non mangia nemmeno quello, per la fredda ma ferrea logica statistica ciascuno di noi due mangia mezzo pollo. Ebbene, a Medea risiedono due big: il presidente della Confindustria regionale Alessandro Calligaris, che si è stabilito proprio nel 2007 a Medea, e il calciatore (oggi in forza alla Triestina), Denis Godeas, che nel 2007 era approdato in serie A alzando di molto i propri redditi. Sono loro ad aver sballato la classifica, facendo sembrare che tutti e 584 i contribuenti abbiano un tenore di vita da Paperoni. O giù di lì.


Ma basta fare un giro per Medea per capire che le strade non sono lastricate d’oro e non ci sono Ferrari parcheggiate davanti a ogni garage.


«Il Comune è tutt’altro che ricco - taglia corto il sindaco Bergamin -. Semmai, va evidenziato che qui c’è gente onesta, che lavora e che dichiara il proprio reddito sino all’ultimo centesimo». Il primo cittadino rivela un’aneddoto. Nel 2008, in sede di predisposizione del bilancio consuntivo, gli uffici si accorsero di una maggiore entrata di 38mila euro di Iire, l’ex Irpef comunale, l’imposta legata al reddito. «E l’incremento era tutto attribuibile a una sola persona. Mediamente, prima di allora, incassavamo 18mila euro. Fate un pò voi».


Bergamin confessa di avere un gran mal di testa a forza di rispondere al telefono. Ma, sotto sotto, un po’ di soddisfazione la prova. «Preferisco che il Comune sia alla ribalta nazionale per una notizia come questa, piuttosto che per un omicidio o un fatto di sangue. Del resto abbiamo una tradizione secolare di residenze eccellenti: nel Seicento avevano deciso di mettere su casa nel nostro paese tante famiglie nobiliari. Mi auguro soltanto che questi dati non vengano strumentalizzati da chi ha in mano il cordone della borsa». Il sindaco si riferisce alla Regione. «Abbiamo bisogno dei suoi finanziamenti perché, lo ripeto, siamo tutt’altro che ricchi», a parte i due casi eccellenti.


L’exploit diventa ancora più eccezionale se si considera che Gorizia città si piazza all’85° posto nella classifica dei capoluoghi di provincia. E decisamente nelle retrovie e all’ultimo posto in regione. Alla faccia del capoluogo di provincia «ricco e spensierato».

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