«Messe a rischio alcune funzioni dei due ospedali»
«Con la bocciatura dell’emendamento 24. 7, che prevedeva in legge (in deroga ai criteri del decreto Balduzzi) il mantenimento di alcune funzioni ospedaliere “hub” anche per quegli ospedali “spoke” come Gorizia e Monfalcone, si apre un grosso punto interrogativo sul futuro di tali ospedali».
A lanciare l’allarme il consigliere regionale del Partito democratico Diego Moretti. Che non le manda a dire a va dritto al cuore del problema. «Senza allarmismi, ma con grande realismo, funzioni come Urologia e Neurologia a Gorizia, piuttosto che Anatomia patologica a Monfalcone (tanto per fare gli esempi più significativi) rischiano di non esserci più nel prossimo futuro. Pensiamo davvero che l’Isontino, dal 1° gennaio 2020 annesso all’Azienda triestina, possa ancora pagare in termini di chiusure di servizi e reparti ospedalieri dopo aver chiuso gli ospedali di Grado e Cormòns?».
Moretti si chiede anche, provocatoriamente, «cosa diranno sul tema i due sindaci di Gorizia e Monfalcone, nel passato dolenti per molto meno e fautori delle promesse sulla riapertura del punto nascita di Gorizia e sul ripristino dell’automedica a Monfalcone (promesse mai corrisposte dall’attuale Giunta regionale)? Che va comunque tutto bene e che tutto si compenserà con nuovi primariati in qualche reparto (magari già promessi)?». E conclude: «Come Pd isontino, su questo così come su altri temi legati ad una riforma sanitaria sul quale il nostro giudizio è negativo, di certo vigileremo e non faremo sconti».
Da rammentare le parole, nei giorni scorsi, dell’amministrazione regionale. «Questa riforma, frutto di ascolto e condivisione, è un atto di grande serietà perché impedisce che la sanità diventi preda di una concezione distorta del consenso elettorale, stabilendo che la politica stia fuori dalle decisioni tecniche e organizzative e rimanga correttamente nelle funzioni di indirizzo e controllo», ha evidenziato nei giorni scorsi il governatore Massimiliano Fedriga, a margine del voto. «Due sono i motivi che mi rendono orgoglioso di questa riforma», ha detto l’assessore alla Sanità, Riccardo Riccardi. «La volontà espressa dalla maggioranza dell’Aula di aprire una fase di confronto con lo Stato sulla compartecipazione finanziaria della spesa sanitaria e il voto unanime dell’Aula sulla parte relativa all’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate». —
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