Migliaia di disperati in fuga dalla Grecia attraverso il confine tra Serbia e Bosnia
Passa da lì la ripresa della rotta balcanica. Da inizio gennaio a marzo registrati 2.300 ingressi di persone dirette a Nord

12/01/2017 Belgrado, centinaia di migranti afghani bloccati nella capitale serba vivono in condizioni disumane, con temperatura che raggiungono i 20 gradi sotto lo zero
L'emergenza migranti sulla rotta balcanica
Numeri in aumento ma contenuti e non paragonabili a quelli, difficilmente raggiungibili, toccati all’apice della crisi migratoria. Si potrebbe riassumere così - stando ai dati ufficiali- la situazione sulla “rotta balcanica”, ufficialmente chiusa nel 2016 con barriere ai confini e mano dura delle autorità. Ma ancora percorsa da un flusso costante di migranti.
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Quanti sono i disperati che tentano la traversata verso Nord? Da dove arrivano? Rispondere alla seconda domanda è più facile. Vengono dalla Grecia, dove oggi, secondo stime di Atene, sono circa 70 mila i profughi bloccati, di cui 15 mila solo sulle isole dell’Egeo, chiusi in campo spesso invivibili, promiscui e sovraffollati. Situazione complicata, quella ellenica, ma relativamente stabile. Lo ha confermato la stessa Unhcr, che negli ultimi rapporti ufficiali ha ricordato che da gennaio a fine marzo «gli arrivi in Grecia sono stati 5.241», un -2% rispetto allo stesso periodo del 2018.
Quanti riescono a fuggire dalla penisola ellenica? E come? Su questo fronte il quadro è più incerto. Sicuramente, per andarsene, bisogna generalmente affidarsi agli “smuggler”, i trafficanti di esseri umani che chiedono fino a 2 mila euro per un passaggio dalla Turchia a Salonicco e altrettanti per superare i tanti confini balcanici, secondo indagini dei media locali. Confini che, come accaduto per tutto il 2018, si oltrepassano spesso «nascosti in vani ricavati in auto, furgoni» o camion, «il modus operandi più comune», ha segnalato Europol a fine marzo, ricordando che sono state «6.600 le rilevazioni di migranti irregolari su veicoli» l’anno scorso nei Balcani, in gran parte in «circostanze a rischio» per la vita dei trasportati.
Quali le vie più battute? Pochi sono quelli che cercano di passare via Bulgaria e Romania secondo l’Iom e non ci sono statistiche attendibili su quella albanese. Sicuramente in aumento, secondo stime dell’Unhcr, sono invece gli arrivi in Serbia: 700 a gennaio, 1.100 a febbraio, 1.800 a marzo, in gran parte transitati via Macedonia. Da lì, il resto del tragitto è obbligato, visto l’insuperabile barriera al confine magiaro. È quello della Bosnia, dove da gennaio sono quest'anno «più di 3.800 i migranti entrati illegalmente» in un Paese che ne ospita già circa 3-4mila. Da lì tanti sfidano i controlli e provano, spesso a piedi attraverso le montagne, a entrare in Croazia e poi in Slovenia (paesi separati da un filo lungo 179 km). E in Slovenia, secondo gli ultimi dati resi disponibili della polizia, sono stati 611 i migranti fermati tra gennaio e febbraio, rispetto ai 453 dell’anno scorso, «un trend» in crescita spiegabile «con l’arrivo del caldo primaverile» che tradizionalmente facilita gli spostamenti.
Un quadro più generale è stato fornito lunedì anche da Frontex, l’Agenzia per la protezione dei confini Ue, che ha informato che da gennaio a marzo nei Balcani occidentali «sono stati 2.300 i passaggi illegali di confini», almeno quelli evidenziati dalle autorità, «+81% rispetto a un anno fa», un dato che fa pensare che, nell’anno in corso, saranno certamente superati i 5.900 passaggi irregolari registrati nel 2018, non i 12.200 del 2017, i 130 mila del 2016 e i 764 mila del 2015.
Crescita dei flussi che sicuramente preoccupa le autorità della regione. Lo confermano i rinforzi inviati al confine da Macedonia e Bulgaria dopo le recenti proteste dei migranti in Grecia, ma anche i ricorrenti annunci della Bosnia di imminenti misure per “sigillare” la frontiera con Serbia e Montenegro. E pure la decisione dell’Austria, il 7 aprile, di prolungare i controlli frontalieri con Slovenia e Ungheria. Giustificata, oltre che da « minacce del terrorismo», anche dalla paura di un nuovo aumento dei flussi migratori. —
Argomenti:immigrazione
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