Molestò la dipendente, barista condannato

Un anno e tre mesi al titolare della Latteria di Campo Marzio. Gli abusi commessi dietro al bancone e nel magazzino
Foto BRUNI TRieste 24.10.2011 Processo Ballaman-Giudice Filippo Gulotta
Foto BRUNI TRieste 24.10.2011 Processo Ballaman-Giudice Filippo Gulotta



Lui ha sempre negato, sostenendo che la donna si era inventata tutto di sana pianta con l’intento di intascare soldi. Una versione che però non ha convinto i giudici di primo grado e che Giuseppe Ligotti, il gestore del bar “Latteria” di via Campo Marzio, dovrà quindi spiegare anche alla Corte di Appello.

Il commerciante è stato condannato a 1 anno e 3 mesi di reclusione per violenza sessuale e molestie nei confronti di una dipendente, una quarantanovenne triestina che all’epoca dei fatti lavorava part time nel locale. La sospensione della pena è subordinata al risarcimento del danno provocato alla vittima, quantificato in 10 mila euro. Il commerciante dovrà pagare le spese processuali e rifondere anche quelle di costituzione di parte civile. All’imputato è stata concessa l’attenuante della «minima gravità» del caso.

Ligotti, dopo la lettura della sentenza pronunciata dal giudice Filippo Gulotta (a latere Marco Casavecchia e Valentina Guercini), era visibilmente provato: «Non me l’aspettavo». Anche perché il pm Antonio Miggiani, nella sua requisitoria, aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato per il reato di violenza sessuale. Mancavano prove sufficienti. Gli stessi giudici, dal canto loro, hanno impiegato oltre due ore di Camera di consiglio per prendere la decisione finale. Un segnale che, forse, le opinioni tra i magistrati erano discordanti.

Stando a quanto emerso nel processo, il gestore aveva abusato della dipendente dietro al bancone, in magazzino e sul frigo dei gelati. Ligotti ha dovuto anche giustificare i messaggi telefonici e i bigliettini dal contenuto esplicito indirizzati alla donna. «Ti ho sognata...».

Attenzioni che l’uomo ha rivolto alla 49enne tra il 2014 e il 2015. «In un’occasione - aveva riferito la donna durante un’udienza - Beppe mi aveva alzato la gonna allungando le mani. Non era la prima volta che lo faceva. Io, ormai sfinita da questi comportamenti e da quello che mi diceva di continuo, gli ho urlato di smetterla. Un’altra volta mi aveva buttata sul frigo. Si è messo sopra di me per farmi sentire com’era eccitato».

Tutte «menzogne», a detta di Ligotti, che la donna (difesa nell’ultima udienza dall’avvocato Francesca Pietrantoni, in sostituzione del collega Pietro Redivo) avrebbe escogitato dopo che il rapporto di lavoro tra i due si era incrinato. Ma la sentenza parla chiaro. Il legale del barista, Gianfranco Grisonich, farà appello. —



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